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	<title>ansia &#8211; Magnolini dr.ssa Sandra</title>
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	<description>Psicologa psicoterapeuta Valcamonica</description>
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	<title>ansia &#8211; Magnolini dr.ssa Sandra</title>
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		<title>La paura di fare brutta figura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 17:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei una di quelle persone che temono molto di fare brutta figura in un numero elevato di situazioni, allora questo articolo è per te.&#8230;</p>
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<p>Se sei una di quelle persone che temono molto di fare brutta figura in un numero elevato di situazioni, allora questo articolo è per te. </p>



<p>Ognuno di noi è interessato alla propria <strong>immagine sociale,</strong> a quell&#8217;idea cioè, che gli altri si fanno di noi. Vogliamo, generalmente, che gli altri pensino bene di noi, che abbiano una buona immagine di noi. Quando questo desiderio si mantiene nei limiti, non condiziona oltremodo la nostra libertà e la nostra tranquillità quando siamo insieme agli altri, non ci sono problemi.</p>



<p>Quando invece lo sforzo nel governare la nostra immagine sociale diventa eccessivo, allora lì possono nascere delle difficoltà. Vediamo quali:</p>



<p><strong>difficoltà a dire dei no</strong>, di fronte a richieste di vario tipo</p>



<p><strong>difficoltà a fare delle scelte </strong>per paura che possano contrariare qualcuno</p>



<p><strong>sensazione di non essere apprezzati</strong> per quello che si è ma solo in funzione di quello che si fa</p>



<p>sensazione di essere <strong>trattenuti</strong>, bloccati e troppo controllati</p>



<p>dire meno di quello che si desidererebbe</p>



<p>non riuscire ad instaurare rapporti profondi con gli altri</p>



<p>avere solo <strong>rapporti &#8220;formali&#8221; e costruiti</strong></p>



<p>lasciare poco spazio alla spontaneità e al divertimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="478" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-1024x478.jpg" alt="" class="wp-image-2110" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-1024x478.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-300x140.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-768x358.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-20x9.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Comunicare senza paura del giudizio degli altri </em></figcaption></figure>



<p>Alla base di una difficoltà di questo tipo può esserci un&#8217;educazione familiare molto rigida, dove è stata data data molta importanza all&#8217;immagine sociale, all&#8217;essere sempre impeccabili in ogni occasione. Può essere stata trasmessa l&#8217;idea che gli altri ci sono solo se nei loro confronti ci si comporta sempre in modo irreprensibile. Da qui la paura di fare &#8220;brutta figura&#8221;, intesa come il poter perdere l&#8217;immagine positiva costruita agli occhi degli altri, dire la cosa sbagliata, fare una gaffe. </p>



<p>Oppure uno stile di pensiero dove il sé viene considerato manchevole, difettoso. Da cui la volontà di apparire &#8220;al meglio&#8221;, di dire sempre la cosa giusta, di essere molto formali e controllati. Oppure l&#8217;idea che gli altri siano in qualche modo migliori, o giudici severi nei confronti dei quali non si può &#8220;sgarrare&#8221;.</p>



<p>Se ti riconosci in questo modello di pensiero prova a scrivere su dei biglietti tutto quello che non vorresti mai dire o fare agli altri, per paura di poter essere giudicato negativamente. Metti i biglietti in un contenitore.</p>



<p>Soffermati su cose che consideri non di estrema gravità, ma che comunque, se accadessero, potrebbero in qualche modo metterti a disagio.</p>



<p>&#8220;Pesca&#8221; un biglietto a caso dal contenitore.</p>



<p>Chiediti: se questa cosa la facesse/dicesse un mio caro amico, di cui ho molta stima, come vedrei la situazione? Quali motivazioni LUI (o lei) potrebbe avere per dire/comportarsi così? Come reagirebbero gli altri alle sue parole? Cosa penserebbero di lui?</p>



<p>Rifletti se ti capita di considerare l&#8217;amico in modo più clemente rispetto al modo che riserveresti a te stesso. Questo potrebbe aiutarti a ridefinire la situazione. </p>



<p>Un altro esercizio che puoi fare è prendere un foglio e dividerlo in due parti. Da una parte prova a scrivere i pro e dall&#8217;altra i contro di questo stile di pensiero. Quali sono i vantaggi dell&#8217;essere controllato e formale? Quali gli svantaggi? Cosa ti da e cosa ti toglie questo atteggiamento?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-2111" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Scrivere pro e contro di un determinato atteggiamento</em></figcaption></figure>



<p>Da ultimo prova ad immaginare una situazione in cui non ti sentiresti troppo a disagio nel fare o dire determinate cose. Prova ad immaginarti mentre affronti la situazione abbastanza tranquillamente (so che nella realtà sarebbe più difficile, ma intanto immaginarlo allena la mente). Prova a concentrarti, mentre percorri le immagini nella mente, sugli altri intorno a te che rispondono positivamente, o per lo meno, non negativamente, che non ti giudicano. Pensa che, in fondo, ognuno di loro ha la propria vita, i propri problemi da risolvere. Sei proprio sicuro che sarebbe così concentrato su una tua frase? E se anche fosse, per quanto se la ricorderebbe?</p>



<p>Prova a fare questi esercizi e ragionamenti. Se non dovesse bastare per farti sentire più tranquillo, rivolgiti ad un terapeuta esperto in questa tipologia di problemi.</p>



<p></p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini </p>



<p>Psicologa e Psicoterapeuta in Franciacorta (Provaglio d&#8217;Iseo) e in Vallecamonica (Piancogno)</p>



<p>tel 348 1489841</p>



<p>e mail: sa&#110;&#100;&#x72;&#x61;&#x6d;&#x61;gn&#111;&#108;&#x69;&#x6e;&#x69;&#x40;gm&#97;&#105;&#108;&#x2e;&#x63;&#x6f;&#x6d;</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>


<figure class="wp-block-post-featured-image"><img decoding="async" width="640" height="548" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura.png 640w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura-300x257.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura-20x17.png 20w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/la-paura-di-fare-brutta-figura/">La paura di fare brutta figura</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ansia e sintomi fisici: la storia di Anna.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/ansia-e-sintomi-fisici-la-storia-di-anna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 09:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna (ogni elemento che possa rendere riconoscibile la persona è stato modificato) è una donna di 30 anni, single, che lavora come assistente alla poltrona&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Anna (ogni elemento che possa rendere riconoscibile la persona è stato modificato) è una donna di 30 anni, single, che lavora come assistente alla poltrona presso un dentista. Vive con i genitori anziani ma ancora in salute nel proprio paese di origine, ha molte amicizie, le piace camminare all&#8217;aria aperta e fare sport, in particolare il nuoto. </p>



<p>Da qualche mese però ha diverse preoccupazioni che riguardano alcuni sintomi fisici, che, quando si presentano, lei associa ad un imminente infarto. In particolare sente un fastidio al petto che non è sempre presente, ma solo in alcuni momenti della giornata, non tutti i giorni, ma con una frequenza variabile tra i due e i tre giorni a settimana. Alcune settimane sono libere da questo fastidio. Ha già fatto delle visite mediche che hanno escluso qualsiasi patologia di tipo significativo.</p>



<p>Però non si rassicura e pensa: &#8220;Se ci fosse qualcosa che non è stato visto? Se sta nascendo o peggiorando proprio ora, in questo momento, qualcosa che prima non avevo?&#8221;.  In quei momenti Anna si mette ad ascoltare moltissimo il suo corpo, e in particolare il sintomo. Lo analizza, nota se il fastidio si propaga in altre parti del corpo, cerca in internet moltissime informazioni che riguardano quel particolare sintomo e dalla ricerca emergono ipotesi anche molto gravi. Soprattutto Anna ritiene che il fastidio al petto sia il segnale di un infarto imminente. Su internet trova, immancabilmente, conferma, tra le varie ipotesi, anche a quella, gravissima, che lei ha proprio in mente. </p>



<p>Quando arriva in terapia ha anche, da alcune settimane, problemi di insonnia, perché i pensieri e le preoccupazioni non la abbandonano nemmeno di notte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-1024x663.png" alt="" class="wp-image-1854" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-1024x663.png 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-300x194.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-768x497.png 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-20x13.png 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vediamo quindi gli errori (ovviamente messi in atto in modo del tutto inconsapevole) di Anna:</p>



<p><strong>un primo errore è quello di attribuire il fastidio solo ed esclusivamente all&#8217;ipotesi peggiore</strong>. Paradossalmente, la ricerca in internet, che pure non esclude ipotesi meno gravi, per lei non ha alcun beneficio, perché l&#8217;idea di malattia grave che lei ha già nella mente trova conferma nell&#8217;elenco delle alternative a disposizione. </p>



<p>Un secondo errore discende direttamente da ciò che ho appena scritto. <strong>La ricerca in internet, fatta alla scopo di autorassicurarsi, non ha alcun effetto positivo</strong>, anzi, ha come conseguenza un aumento dell&#8217;ansia perché Anna pensa &#8220;se io ritengo che il mio fastidio possa essere dovuto ad un infarto e su internet lo ritrovo come possibilità, allora è proprio vero che può essere questo&#8221;. Dimenticando tutte le rassicurazioni mediche avute di persona durante le numerose visite effettuate.</p>



<p>Un terzo errore è l&#8217;ascoltare il sintomo per molto tempo. E&#8217; molto probabile, portando l&#8217;attenzione su una parte qualsiasi del corpo, anche non dolente, notare sensazioni, anche fastidiose, di cui fino a pochi secondi prima si ignorava l&#8217;esistenza. </p>



<p>Un ultimo errore è quello di escludere l&#8217;ansia o lo stress dalla rosa delle ipotesi relative a questo fastidio. </p>



<p>Infatti sappiamo che uno dei sintomi dell&#8217;ansia è proprio il dolore o fastidio al petto. Anna stessa ha ammesso di stare vivendo un periodo di forte stress al lavoro, quindi una possibilità era che quel fastidio potesse essere determinato da questo tipo di vissuto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-1852" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-1024x1024.png 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-300x300.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-150x150.png 150w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-768x768.png 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-20x20.png 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il lavoro terapeutico ha smontato alcune convinzioni di Anna</strong> del tipo &#8220;se penso a una malattia e poi la ritrovo scritta come una spiegazione possibile di un sintomo, allora quell&#8217;ipotesi diventa probabile&#8221;, ha riportato più alla luce un pensiero razionale (&#8220;se più medici hanno escluso malattie gravi, evidentemente ci sarà un motivo&#8221;, &#8220;se ogni volta che ho avvertito il sintomo questo fosse stata la spia di una malattia grave, ora dovrei essere quanto meno ricoverata in ospedale&#8221;), ha interrotto le ricerche infruttuose in internet.</p>



<p>Ora Anna sta meglio, ed è consapevole dei circoli viziosi in cui era incappata.</p>



<p>Se pensi che questo articolo possa aiutare qualcuno che conosci e che sta vivendo questa situazione, condividilo con lui. </p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini, Psicologa e Psicoterapeuta a Provaglio d&#8217;Iseo (BS) e a Piancogno (BS). </p>



<p>Cell 348 1489841</p>



<p>E mail: &#x73;&#97;&#110;&#x64;&#x72;&#97;&#109;&#x61;&#x67;&#110;&#111;&#x6c;&#x69;&#110;&#105;&#x40;&#x67;&#109;&#97;&#x69;&#x6c;&#46;&#99;&#x6f;&#x6d;</p>



<p></p>
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		<title>Coronavirus e paura di ammalarsi</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/coronavirus-e-paura-di-ammalarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 18:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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<p>Stiamo per uscire dalla fase 1 e iniziare quella che in molti definiscono il periodo della convivenza con il virus. Ultimamente sto sentendo alcuni dei miei pazienti piuttosto preoccupati all&#8217;idea ad esempio di riprendere il lavoro. Finché era tutto chiuso o quasi si sentivano protetti e al sicuro e ora la parziale riapertura spariglia un pó le carte. </p>



<p>Non si è più al riparo tra le quattro mura domestiche ma bisogna uscire e affrontare il fuori. E&#8217; bene però ricordare che di solito si sta peggio prima quando si teme una situazione che si pensa di non riuscire ad affrontare. </p>



<p>Il poi invece si affronta, tirando fuori tutte le energie e le capacità di padroneggiare le situazioni difficili, capacità che, se ci pensiamo bene, altre volte nella vita abbiamo tutti quanti messo in campo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/04/paura-di-ammalarsi-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1084" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/04/paura-di-ammalarsi-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/04/paura-di-ammalarsi-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/04/paura-di-ammalarsi-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/04/paura-di-ammalarsi-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/04/paura-di-ammalarsi.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Comunque, i dubbi e le paure ci possono essere, e se ne hai anche tu vediamo cosa puoi fare per gestire la situazione. </p>



<p> Pratica regolarmente delle tecniche di rilassamento (ad esempio la respirazione diaframmatica lenta o il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, o ancora il Training Autogeno).</p>



<p>Pensa a cosa puoi fare per proteggerti attivamente: l’utilizzo di mascherina e guanti e il mantenimento di un’adeguata distanza interpersonale abbattono drasticamente la possibilità di ammalarsi.</p>



<p>Fai un elenco di situazioni temute in relazione alla paura di poter contrarre il virus. Mettile ora in ordine di difficoltà. Per qualcuno, ad esempio può essere più difficile affrontare il posto di lavoro mentre per altri il fare la spesa o per altri ancora incontrare i propri familiari. Immagina ora la situazione più semplice tra tutte quelle che ti sono venute in mente &nbsp;e immagina te stesso mentre affronti tale situazione. Probabilmente sentirai l’ansia che aumenta. Cerca di tenere l’immagine nella mente fino a quando noterai che l’ansia si abbasserà da sola dopo un po’ di tempo (non dovrebbe volerci molto, la maggior parte delle persone nota un ridimensionamento dell’ansia dopo qualche minuto). Cerca di ripetere questo esercizio&nbsp; ogni giorno. Solo quando ti sentirai più tranquillo passa alle situazioni più difficili. Se hai molta paura sarebbe meglio tu affrontassi sempre nella mente ogni situazione prima di provarla dal vivo.</p>



<p>Cerca di non chiedere troppe rassicurazioni. Non serviranno, se non in un primissimo momento, a farti sentire meglio.</p>



<p>Non parlare per tutto il tempo con i tuoi familiari, o con il partner, o con i colleghi di lavoro, del virus e di tutte le sue implicazioni. Cerca di trovare lo spazio magari durante le pause al lavoro per condividere anche altre notizie o discorsi, per parlare di progetti o magari di un bel film visto alla televisione. All’inizio sarà difficile ma se ci provi vedrai che riuscirai ad introdurre nelle conversazioni nuovi argomenti.</p>



<p>Mentre vai al lavoro, magari in macchina o utilizzando altri mezzi, ascolta alla radio o sul cellulare una musica rilassante o piacevole.</p>



<p>Se sei in procinto di riprendere a lavorare, per quanto possibile, cerca di ricreare alcune routine che avevi prima che iniziasse la quarantena. Ti aiuteranno a mantenere un equilibrio durante la nuova fase.</p>



<p>Progressivamente ritorna agli orari di sonno/veglia che avevi prima di sospendere il lavoro. Cerca di curare le regole di igiene del sonno (coricarsi e svegliarsi sempre più o meno alla stessa ora, non bere bevande alcoliche prima di dormire, fai una cena leggera, non assumere caffeina nelle sei ore che precedono l’orario di addormentamento…)</p>



<p>Se tutto ciò non bastasse contatta uno psicologo specializzato nel trattamento delle problematiche legate all’ansia.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Quegli strani pensieri di poter fare del male a qualcuno.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/quegli-strani-pensieri-di-poter-fare-del-male-a-qualcuno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2019 14:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pensieri ossessivi sono così. Indipendentemente dal loro contenuto sono sgradevoli, inaspettati e intrusivi. Vengono cioè alla mente quando meno lo vorresti, e quanto meno&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I <strong>pensieri ossessivi</strong> sono così. </p>



<p>Indipendentemente dal loro contenuto sono sgradevoli, inaspettati e intrusivi. Vengono cioè alla mente quando meno lo vorresti, e quanto meno li vuoi tanto più loro vengono alla mente. E ti portano un <strong>dubbio</strong>. Qualcosa che io non voglio potrebbe veramente accadere? Potrei fare del male a qualcuno? Mi viene il pensiero che potrei causare una grave malattia a qualcuno a cui voglio bene. E se succede davvero? </p>



<p>Esempi di contenuto dei pensieri sono:</p>



<p>&#8220;Potrei fare del male ai miei figli?&#8221;</p>



<p>&#8220;Potrei essere omosessuale?&#8221;</p>



<p>&#8220;Potrei urlare e bestemmiare in chiesa?&#8221;</p>



<p>E così via. A quel punto, quando la mente viene presa dal dubbio nascono <strong>ANSIA</strong> (e se succede davvero?), <strong>SENSO DI COLPA </strong>(sono proprio una brutta persona a pensare queste cose!). </p>



<p>E insieme a queste emozioni partono dei tentativi di autorassicurarsi. &#8220;Ma no, figuriamoci, non potrei mai essere omosessuale&#8221;. &#8220;Non potrei mai bestemmiare in chiesa, non ne sarei mai capace&#8221;. </p>



<p>Ma poi ecco il dubbio dietro l&#8217;angolo: &#8220;Però ieri è passato un bel ragazzo e io l&#8217;ho guardato. E se fossi davvero omosessuale?&#8221;. E da lì ansia crescente e altri tentativi di autorassicurazione. </p>



<p>Tutto questo ovviamente è molto faticoso a livello mentale e causa moltissima sofferenza psicologica. </p>



<p>La persona quindi potrebbe arrivare a cercare di sopprimere attivamente il pensiero, nel tentativo di stare meglio. Oppure a cercare di distrarsi in tutti i modi. &#8220;Non devo pensare a certe cose&#8221;. &#8220;Se mi distraggo, i pensieri non mi daranno così fastidio&#8221;. </p>



<p>Il problema è che la nostra mente funziona in modo strano: più cerchi di non pensare a qualcosa, più la mente quel qualcosa te lo ripropone, e anche insistentemente. Se si chiamano <strong>pensieri ossessivi</strong>, d&#8217;altronde, ci sarà un perchè.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/09/man-2546791_640.jpg" alt="" class="wp-image-800" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/09/man-2546791_640.jpg 640w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/09/man-2546791_640-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/09/man-2546791_640-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Quindi, se hai dei pensieri con queste caratteristiche (ripeto, non importa il contenuto ma il loro modo di funzionare) prova a mettere in atto questi consigli:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>metti alla prova i tuoi pensieri</strong>. Compra un biglietto della lotteria e pensa intensamente che sia il biglietto vincente. Prova a vedere cosa succede e rifletti se il pensiero possa davvero causare un fatto nella realtà.</li><li><strong>prova a pensare</strong>: se un tuo caro amico, una persona che tu stimi, facesse lo stesso tipo di pensieri, quanto lo giudicheresti colpevole? Tanto quanto te? O avrebbe delle attenuanti?</li><li><strong>cerca di non cacciare i pensieri</strong>. Inizia provando a tenere quelli &#8220;meno dolorosi&#8221;. Prova a non prendere provvedimenti. Vedrai che l&#8217;ansia in poco tempo si abbasserà. Col tempo non avrai più necessità nè di distrarti nè di cacciarli.</li><li><strong>cerca informazioni</strong> sul disturbo ossessivo compulsivo. Prova a vedere come funziona, qual&#8217;è la sua prevalenza nella popolazione, le possibilità di guarigione o miglioramento.</li><li><strong>cerca un aiuto psicologico</strong> qualificato se tutto questo non dovesse funzionare.</li></ul>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Caldo e ansia. Come non rovinarsi l&#8217;estate.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/caldo-e-ansia-come-non-rovinarsi-lestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2019 09:38:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In estate il caldo peggiora i sintomi dell&#8217;ansia. Questo perchè l&#8217;affanno, la sudorazione, la sensazione di mancanza d&#8217;aria che il caldo genera possono far preoccupare&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In estate il <strong>caldo</strong> peggiora i sintomi dell&#8217;<strong>ansia</strong>. Questo perchè l&#8217;affanno, la sudorazione, la sensazione di mancanza d&#8217;aria che il caldo genera possono far preoccupare chi avverte come pericolosi dei segnali del corpo che si discostano dal &#8220;normale&#8221;. </p>



<p>E&#8217; frequente infatti in chi soffre a causa dell&#8217;ansia il concentrarsi in modo selettivo sui segnali fisici e interpretarli in modo catastrofico. </p>



<p>Esempio: <strong>&#8220;se sono in affanno significa che mi sta venendo un attacco di cuore, se mi sento debole significa che sto per svenire&#8221;. </strong></p>



<p>Questi pensieri causano un aumento dell&#8217;ansia, che va a peggiorare i sintomi sgradevoli che si vorrebbero evitare e potrebbero far scaturire un vero e proprio<strong> attacco di panico.</strong> </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-1.jpg" alt="" class="wp-image-734" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-1.jpg 640w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-1-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-1-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p>E&#8217; quindi importante riuscire a comprendere i normali segnali che il corpo manda quando fa caldo non vivendoli come pericolosi ma come transitori e soprattutto ricordando che sono universali. Tutti ci sentiamo in affanno, deboli e in &#8220;carenza d&#8217;aria&#8221; quando fa molto caldo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="577" height="640" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-2.jpg" alt="" class="wp-image-736" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-2.jpg 577w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-2-270x300.jpg 270w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/06/caldo-e-ansia-2-18x20.jpg 18w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></figure></div>



<p>Se anche tu sei preoccupato dei sintomi da caldo puoi seguire questi consigli:</p>



<p>sembra banale, ma <strong>non esporti per forza al sole nelle ore più calde</strong>. Non dobbiamo per forza fare i supereroi nè il passo più lungo della gamba. Ovviamente questo non vuol dire non uscire di casa ma meglio, se possibile, farlo in momenti non particolarmente afosi.</p>



<p>pensa che <strong>tutti sperimentiamo questi sintomi </strong>e non per questo ciò significa che dobbiamo sentirci male. Se sei una persona in buona salute puoi resistere al caldo come riescono moltissime altre persone.</p>



<p><strong>Osserva le persone che passeggiano per strada</strong>. Nota se sono accaldate e se per questo si sentono male. Ti renderai conto che pur essendo in parte &#8220;sofferenti&#8221; a causa delle temperature elevate non svengono e non succede loro nulla di grave.</p>



<p></p>
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		<title>Università e paura degli esami: come superarla?</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/universita-e-paura-degli-esami-come-superarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 10:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>
		<guid isPermaLink="false"></guid>

					<description><![CDATA[<p>Può capitare che un ragazzo che frequenta l&#8217;università, fin da subito o dopo un pò di tempo possa sviluppare una vera e propria paura di&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Può capitare che un ragazzo che frequenta l&#8217;università, fin da subito o dopo un pò di tempo possa sviluppare una vera e propria <b>paura di dare esami</b>, che può portarlo anche, nei casi peggiori, a <b>decidere di interrompere il proprio percorso di studi.&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><b>Come si può spiegare questo atteggiamento?</b></span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Solitamente <b>la causa di questa paura è una minaccia percepita all&#8217;autostima.</b> Il ragazzo cioè, ritiene che se l&#8217;esame andrà male o se non sarà rispondente alle proprie aspettative, il proprio valore personale verrà meno, o agli occhi delle persone per lui significative, o ai propri stessi occhi.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">E&#8217; importante quindi razionalizzare le proprie paure per ridimensionare da un lato l&#8217;importanza data all&#8217;esame, dall&#8217;altro per valutare correttamente le proprie capacità e la propria preparazione.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/01/ansia-2Bda-2Besame.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" data-original-height="378" data-original-width="660" height="228" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/01/ansia-2Bda-2Besame-300x172.jpg" width="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">immagine su skuola.net</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b><u>Ecco quindi alcune strategie che possono essere utili in tal senso:</u></b></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b>1)</b> <b>Vedere l&#8217;esame in modo meno assoluto e minaccioso.</b> L&#8217;esame non valuterà la tua persona nel complesso, ma solo la preparazione in quello specifico argomento. Esso può essere una prova, che può insegnare qualcosa su di te, su come reagisci alle difficoltà e può dirti come puoi eventualmente migliorare nelle lacune nello studio.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b>2)</b> <b>Conoscere ciò che gli esami richiedono.</b> Su cosa si concentra maggiormente il docente? Vuole sapere tutto (molto improbabile) o si concentra nello specifico su una parte del programma? Per questo è importante andare a lezione, per capire cosa vuole sapere in particolare da te quel docente in sede d&#8217;esame.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b>3)</b> <b>Visualizzarsi positivamente.</b> Prova ad immaginare te stesso nella situazione d&#8217;esame. Immagina le domande che il docente potrebbe rivolgerti mentre rispondi ad esse in modo positivo. Prova a rivolgere concretamente a te stesso delle ipotetiche domande e a rispondere ad esse a voce alta. Immagina anche delle domande &#8220;trabocchetto&#8221; che potrebbero metterti in difficoltà e prova a rispondere anche a queste. Questo potrebbe aiutarti a farti sentire più sicuro di poter affrontare anche eventuali situazioni difficili.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b>4) Dividere i paragrafi da studiare secondo il criterio &#8220;facile&#8221;- &#8220;difficile&#8221;</b>. Alcuni paragrafi del libro sono più semplici, si ricordano facilmente, altri più difficili. Se differenzi il materiale da studiare non ti sembrerà di avere una mole enorme di lavoro da fare ma il tutto sembrerà più fattibile da affrontare. Potrai concentrarti maggiormente sulle parti più difficili e curarti molto meno del resto.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b>5) Studiare in modo attivo.</b> Prendere appunti a lezione, fare schemi, riportare a lato del paragrafo le parole chiave più importanti portano ad un&#8217;elaborazione cognitiva più approfondita, che ti consente di apprendere e memorizzare più velocemente ed efficacemente quanto letto.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/01/studente-universitario.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" data-original-height="310" data-original-width="600" height="206" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2019/01/studente-universitario-300x155.jpg" width="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">immagine su comestudiare.info</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b><span style="font-size: large;">Il giorno dell&#8217;esame:</span></b></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><i><b>1) Cura la tua immagine.</b></i> No ai vestiti troppo stravaganti, succinti. Attenzione a dare un&#8217;immagine di te adatta al contesto in cui ti trovi. Sembra una banalità ma moltissimi docenti notano aspetti dell&#8217;abbigliamento &#8220;poco consoni&#8221; e ciò può indurli, anche involontariamente, a farsi un&#8217;idea di te che può non essere quella corretta ma che può in qualche modo influenzare l&#8217;esito dell&#8217;esame</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b><i>2) Non pretendere di arrivare con un livello di ansia pari a zero.</i></b> Una certa ansia, più elevata del &#8220;normale&#8221; è più che comprensibile e in una certa misura può aiutarti a dare il meglio di te.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><i><b>3) Non credere alla sensazione &#8220;non mi ricordo nulla&#8221;.</b></i> Non basarti su di essa per inferire previsioni negative rispetto all&#8217;esito dell&#8217;esame. E&#8217; normale avere questa sensazione e ciò non significa che nella memoria a lungo termine (quella in cui si sono depositate le informazioni apprese un pò alla volta nel corso del tempo) non ci sia nulla.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">Per spiegare questo concetto prova a pensare alla tua padronanza di una lingua straniera che hai studiato piuttosto bene nel passato ma che attualmente non stai parlando. Nel momento opportuno, ad esempio durante una vacanza all&#8217;estero, è molto probabile che ciò che ti sembrava dimenticato riaffiori alla memoria e che tu possa padroneggiare quella competenza appresa molto tempo prima.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Per finire: in bocca al lupo per il tuo prossimo esame!</div>
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		<item>
		<title>Se c&#8217;è qualcosa che temi..fallo più spesso che puoi!</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/se-ce-qualcosa-che-temi-fallo-piu-spesso-che-puoi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2018 12:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel trattamento delle problematiche che riguardano l&#8217;ansia una delle tecniche che utilizzo con maggior successo prende il nome di &#8220;esposizione graduale&#8221;.&#160; Cosa significa esporsi gradualmente&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Nel trattamento delle problematiche che riguardano l&#8217;ansia una delle tecniche che utilizzo con maggior successo prende il nome di &#8220;esposizione graduale&#8221;.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Cosa significa esporsi gradualmente ad un qualcosa che ci spaventa?&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">Significa entrare in contatto con quell&#8217;esperienza molto gradualmente ma frequentemente, per piccoli passi, aspettando che l&#8217;ansia diminuisca progressivamente.</p>
<p></div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/09/ERP_1.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" data-original-height="284" data-original-width="300" height="378" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/09/ERP_1-300x284.jpg" width="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">Immagine su Terzocentro.it</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Faccio un esempio. Recentemente mi è capitato un caso di un signore che temeva fortemente di poter perdere il controllo e di gridare parole oscene durante una funzione religiosa. La cosa lo turbava molto perché quest&#8217;uomo è molto religioso e devoto.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">La paura di poter fare qualcosa di sconveniente lo aveva però spinto ad evitare la chiesa ormai da molto tempo, con suo grande dispiacere.</div>
<div style="text-align: justify;">Potrebbe in apparenza sembrare una paura bizzarra ma in realtà questo è un timore non così infrequente.</div>
<div style="text-align: justify;">Con lui abbiamo prima analizzato la probabilità oggettiva di accadimento di cio&#8217; che temeva.<br />Ci siamo cioè chiesti: da 0 a 100 quanto è possibile che accada l&#8217;evento temuto?</div>
<div style="text-align: justify;">Questa riflessione serve per distinguere tra tutto ciò che teoricamente potrebbe accadere e ciò che ha una probabilità effettiva di succedere.</div>
<div style="text-align: justify;">Un&#8217;altra domanda che ho posto a questa persona è stata: &#8220;A quante funzioni religiose ha preso parte nella sua vita?&#8221;</div>
<div style="text-align: justify;">La risposta fu: &#8220;Moltissime. Sono andato svariate volte in pellegrinaggio anche all&#8217;estero&#8221;. Ci siamo quindi interrogati su quante volte gli fosse capitato di assistere a fedeli che urlavano parole oscene durante una funzione. La conclusione fu che non si era mai verificato un fatto del genere.</div>
<div style="text-align: justify;">Dopo circa una decina di incontri passati a ragionare su argomenti come questi, l&#8217;ansia del paziente si era ridotta in maniera sensibile.</div>
<div style="text-align: justify;">Siamo quindi passati ad esercizi di esposizione vera e propria.</div>
<div style="text-align: justify;">Gli ho chiesto quindi di prendere parte ai primi 5 minuti di una delle funzioni meno frequentate durante la giornata in un paese lontano dal suo (per ridurre l&#8217;ansia determinata dal fatto di poter essere riconosciuto nel caso si verificasse l&#8217;eventualità temuta).</div>
<div style="text-align: justify;">Il paziente ha acconsentito e, con un po&#8217; di ansia, ha affrontato questo esercizio.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">Il secondo giorno siamo passati a 10 minuti e anche qui abbiamo avuto modo di verificare come cio&#8217; che temeva non si fosse verificato nemmeno in questa seconda occasione.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">Dai 10 minuti siamo passati ai 15 e così via fino a coprire l&#8217;intera durata della funzione.</div>
<div style="text-align: justify;">Siamo poi passati alle funzioni più frequentate, anche qui con la stessa tecnica. Infine abbiamo applicato la stessa procedura nel paese di residenza del paziente.</div>
<div style="text-align: justify;">Qual è stato il successo di questa terapia?</div>
<div style="text-align: justify;">La ripetizione dell&#8217;esperienza.</div>
<div style="text-align: justify;">È molto difficile che l&#8217;ansia si riduca mettendosi alla prova una volta ogni tanto. C&#8217;e&#8217; bisogno di ripetizione e di costanza. La psicoterapia è per certi versi paragonabile ad un allenamento sportivo. I risultati arrivano con costanza e autodisciplina.</p>
</div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un caso di encopresi</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/un-caso-di-encopresi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2018 12:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[encopresi]]></category>
		<guid isPermaLink="false"></guid>

					<description><![CDATA[<p>Luigi è un bambino di 4 anni (ogni riferimento che possa rendere identificabile la persona è stato tolto) che ha avuto uno sviluppo psicofisico nella&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Luigi è un bambino di 4 anni (ogni riferimento che possa rendere identificabile la persona è stato tolto) che ha avuto uno sviluppo psicofisico nella norma. Anche il controllo sfinterico fino a qualche mese fa era normale. Poi, in seguito ad una vacanza con i cuginetti qualcosa è cambiato.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Luigi infatti rifiuta di scaricarsi e passano anche tre o quattro giorni senza che riesca a farlo.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">Alla fine ci riesce ma con molto dolore e anche molta paura di sentire quel dolore.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Inutile dire che in famiglia il momento dell'&#8221;andare in bagno&#8221; è ora vissuto con molta ansia, emozione che ovviamente &#8220;passa&#8221; al bambino e che non fa altro che complicare ulteriormente il quadro della situazione.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">I genitori di Luigi hanno un pò indagato e hanno scoperto che durante la vacanza al mare non era possibile chiudere a chiave la porta del bagno e questo aveva creato nel bambino la paura che qualcuno potesse accedere ai servizi mentre lui era all&#8217;interno.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Questa paura aveva fatto si che la normale attività di evacuazione fosse cambiata perchè il bambino aveva evitato il più possibile di accedere al bagno per scaricarsi.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Da lì si erano verificati i seguenti problemi:</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">1) ritenzione e accumulo di materiale fecale con dolore e conseguente paura di scaricarsi</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">2) perdita di parte del materiale fecale in situazioni inopportune (era capitato in più occasioni che si sporcasse gli indumenti) con conseguente ansia e vergogna da parte del bambino e dei suoi genitori</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">3) rifiuto di andare in bagno, sia alla scuola materna che a casa</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">4) limitazioni nella libertà dell&#8217;intero nucleo familiare, che non si sentiva più libero di uscire per qualche ora o per un week end fuori casa per paura che potessero verificarsi &#8220;incidenti&#8221; di cui sopra.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/07/emozionibambini.600.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"><img loading="lazy" decoding="async" alt="un caso di encopresi" border="0" data-original-height="396" data-original-width="600" height="420" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/07/emozionibambini.600-300x198.jpg" title="encopresi nei bambini" width="640" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">immagine su nostrofiglio.it</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Come ho impostato il lavoro con la famiglia di Luigi?</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Innanzitutto ho scelto in questo caso di vedere in un primo momento esclusivamente i genitori di Luigi, questo per non accentuare la vergogna che il bambino già provava per la situazione che stava vivendo.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Li ho rassicurati circa una possibile soluzione del problema. Infatti questa situazione aveva le caratteristiche per essere trattata in maniera positiva (non era presente da troppo tempo, i genitori sembravano molto collaborativi). Questo ha contribuito a renderli meno ansiosi e più tranquilli nell&#8217;approccio al problema del figlio.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ho consigliato ai genitori di parlare con la pediatra per chiedere una consulenza in merito all&#8217;utilizzo di lassativi specifici per bambini. Questi prodotti hanno il vantaggio di rendere le feci morbide e di impedire la costipazione, cioè l&#8217;accumulo di materiale fecale nell&#8217;intestino. Inoltre ho suggerito di chiedere suggerimenti rispetto alla dieta più adeguata per favorire un adeguato transito intestinale.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ho effettuato con loro delle sedute di psicoeducazione (trasmissione di informazioni corrette circa un fenomeno psicologico o fisico con risvolti di tipo psicologico). Durante queste sedute ho chiesto loro:</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">&#8211; di invitare Luigi ad andare in bagno dopo circa 15 minuti dalla fine di ogni pasto. Questo infatti è il momento più favorevole all&#8217;evacuazione.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">&#8211; di premiare utilizzando la&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=qFLr6Q-iRYI&amp;t=2s" target="_blank" rel="noopener">token economy</a>&nbsp;ogni situazione di successo, cioè ogni volta che Luigi fosse riuscito a scaricarsi. In questo modo abbiamo cercato di modificare l&#8217;assetto emotivo del bambino facendolo passare da una condizione di ansia ad un atteggiamento di maggiore positività.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Con questi suggerimenti, e con il contributo della pediatra, nell&#8217;arco di due mesi&nbsp; Luigi ha risolto i problemi di encopresi e le sottostanti emozioni negative. Tutta la famiglia inoltre ha recuperato tranquillità e libertà.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Cosa potete fare se il vostro bambino ha i problemi di Luigi?</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">1) Prima di tutto parlate col vostro pediatra di fiducia che potrà escludere eventualmente una problematica di tipo fisico-medico e potrà consigliarvi su cosa fare in prima battuta.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">2) Non sgridate il bambino nel caso in cui si dovesse sporcare. Non dimenticate che è lui in primis a vergognarsi e a vivere negativamente ciò che sta capitando.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">3) Rivolgetevi ad uno psicologo esperto di queste problematiche nel caso in cui sia accertata una componente psicologica nel mantenimento del problema o concomitante allo stesso.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
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		<title>Attacchi di panico: sono davvero pericolosi?</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/attacchi-di-panico-sono-davvero-pericolosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2018 15:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso lavoro con persone che soffrono di attacchi di panico e la sensazione che mi riferiscono più spesso è la paura che possa capitare loro&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Spesso lavoro con persone che soffrono di attacchi di panico e la sensazione che mi riferiscono più spesso è la paura che possa capitare loro qualcosa di pericoloso durante questi episodi acuti ed intensi di ansia.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">In effetti le sensazioni che si provano durante un attacco di panico sono veramente forti e spiacevoli ma siamo veramente sicuri che siano pericolose per l&#8217;incolumità della persona in quel momento?</div>
<div style="text-align: justify;">Vediamo di affrontare razionalmente questa convinzione.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/05/attacco-di-panico.jpeg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"><img loading="lazy" decoding="async" alt="sintomi dell'attacco di panico" border="0" data-original-height="466" data-original-width="620" height="480" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/05/attacco-di-panico-300x225.jpeg" title="attacchi di panico" width="640" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">immagine su psicoadvisor.com</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Un ragazzo di 20 anni incontrato di recente mi riferiva della paura di svenire durante un attacco di panico. Mi riportava tra i sintomi dell&#8217;attacco la sensazione di testa vuota, di giramento di testa e di offuscamento della vista e ogni volta questi sintomi si accompagnavano appunto alla paura di perdere i sensi.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ragioniamo però sulle condizioni che portano una persona a svenire.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quando si sviene? Quando la pressione sanguigna&nbsp; è alta o bassa?&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Senza ombra di dubbio quando la pressione è bassa. Quando la pressione del sangue è alta, cosa che si verifica durante un attacco di panico, la situazione che si verifica non è generalmente compatibile con uno svenimento. Quindi sicuramente la sensazione che la persona sperimenta è di poter svenire da un momento all&#8217;altro ma la realtà è ben altra cosa.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Un altro timore di molte persone con attacchi di panico è di poter avere un &#8220;attacco di cuore&#8221;.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ma cos&#8217;è un attacco di cuore? E&#8217; veramente simile a ciò che accade nel corpo durante un attacco di panico?</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Un attacco di cuore si verifica quando il cuore non riceve più un flusso sanguigno adeguato, per varie cause. Invece durante un attacco di panico il sangue circola molto velocemente e già da qui capiamo che non è possibile che attacco di cuore ed attacco di panico siano la stessa cosa. Certo, alcune tra le sensazioni sperimentate sono simili ma la loro causa e le loro conseguenze sono ben diverse.</div>
<div style="text-align: justify;">Inoltre durante un attacco di panico viene prodotta dal corpo una grande quantità di adrenalina, che, guarda caso, è proprio la sostanza che viene somministrata a livello ospedaliero quando un paziente presenta un attacco di cuore. Quindi come potrebbe essere che l&#8217;adrenalina in un caso fa smettere di battere il cuore e in un altro caso lo fa riprendere a funzionare? Nella tesi che un attacco di panico farebbe fermare il cuore c&#8217;è qualcosa che non torna.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/05/img_199666703.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"><img loading="lazy" decoding="async" alt="sintomi dell'attacco di panico" border="0" data-original-height="666" data-original-width="1000" height="426" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/05/img_199666703-300x200.jpg" title="attacco di panico" width="640" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">immagine su psicologionline.it</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Un altro sintomo che generalmente spaventa chi soffre di attacchi di panico è la sensazione di &#8220;stretta alla gola&#8221; con la conseguente paura che la gola si possa chiudere fino a &#8220;soffocare&#8221; la persona.&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Anche qui proviamo a ragionare. Quando la gola si chiude (in assenza di una patologia di tipo medico preesistente)? Quando qualcosa la ostruisce. Ma se in gola non c&#8217;è nulla come fa questa a chiudersi e ad impedire il respiro?&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;">Anche qui c&#8217;è una bella differenza tra una sensazione di soffocamento, che è tra i sintomi dell&#8217;attacco di panico, e il soffocamento vero e proprio.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quindi è molto importante fare una distinzione tra &#8220;mi sembra di&#8230;&#8221; &#8220;ho la sensazione di&#8221; e un dato di fatto reale e clinicamente rilevante. Sicuramente un attacco di panico (e a maggior ragione più attacchi di panico) è un&#8217;esperienza dolorosa e spiacevole ma non è realmente una situazione pericolosa per il paziente. Anzi, alcuni miei pazienti con attacchi di panico, riuscivano così bene a dissimulare la loro condizione (ad esempio per vergogna) che chi li circondava non si accorgeva nemmeno di cosa stessero provando in quel momento.&nbsp;</div>
<p>Se io quindi mi convinco che non sono realmente in pericolo quando ho un attacco di panico posso anche accettare di mettermi in gioco in tutte quelle esperienze che temo perchè penso che facendole potrei avere un attacco di panico. E nel momento in cui le faccio (certo, le prime volte con fatica) e vedo che riesco, che non mi succede nulla, l&#8217;ansia pian piano diminuisce e gli attacchi di panico si riducono sempre di più.</p>
<p></p>
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		<title>Sintomi fisici e ipocondria</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/sintomi-fisici-e-ipocondria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 09:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ipocondria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci terrei a portare oggi un tema che è molto interessante e che mi capita molte volte di riscontrare nel lavoro con i miei pazienti.&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ci terrei a portare oggi un tema che è molto interessante e che mi capita molte volte di riscontrare nel lavoro con i miei pazienti.</div>
<div style="text-align: justify;">Mi riferisco a come vengono interpretati alcuni sintomi fisici da parte di persone che soffrono di ipocondria o che comunque hanno preoccupazioni molto intense rispetto alla propria salute in assenza di oggettivi riscontri medici.</p>
<table style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a style="margin-left: auto; margin-right: auto;" href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2017/12/ipocondriaco.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2017/12/ipocondriaco-236x300.jpg" width="502" height="640" border="0" data-original-height="318" data-original-width="251" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">Immagine da mypersonaltrainer.it</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div style="text-align: justify;">Capita spesso in queste persone che si creino dei circoli viziosi ad esempio di questo genere:</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">la persona si sente ansiosa (spesso è un ansia di tratto, il che significa che il paziente è &#8220;fatto così&#8221;) e nota alcuni segnali del corpo (ad esempio tremori, dolore al petto, nausea, mal di stomaco) e attribuisce tali sintomi non ad una condizione ansiosa, ma ad una malattia organica.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Ovviamente da qui la persona, agitandosi ulteriormente, va a peggiorare quelle sensazioni fisiche, convincendosi ancora di più che c&#8217;è qualcosa che non va.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">La peculiarità del ragionamento della persona ipocondriaca poi è di ricondurre tali sintomi alla presenza di una grave malattia (solitamente tumori, malattie degenerative ecc). Le eventuali ipotesi minori (malattie meno gravi, ansia&#8230;) non vengono prese in considerazione.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Un ruolo importante in questo senso è quello di internet. Oggi tutti noi abbiamo a disposizione moltissime informazioni che però purtroppo non sono filtrate, sono generali, tanto che se viene digitato in Google &#8220;mal di testa&#8221; compaiono tantissime informazioni che paventano situazioni che arrivano fino al tumore. La persona ipocondriaca si concentrerà sicuramente sulle informazioni più catastrofiche, aumentando esponenzialmente il proprio livello di ansia.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Un ulteriore errore che viene commesso è di concentrarsi molto sui sintomi che spaventano. Portare l&#8217;attenzione su quei sintomi li rende sempre più evidenti e sempre più spaventosi.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Quindi una parte importante del lavoro che deve fare chi soffre di eccessive preoccupazioni per la propria salute è insegnare a distinguere tra sintomi di una malattia e sintomi dell&#8217;ansia, che vengono erroneamente interpretati. Questo aiuta il paziente a &#8220;rimettere le cose al proprio posto&#8221;. Una cosa è l&#8217;ansia, fastidiosa ma benigna, una cosa è una malattia fisica.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Un secondo obiettivo di lavoro riguarda il divenire consapevoli che le ricerche dei propri sintomi in internet non producono effetti positivi sull&#8217; ansia.</div>
<div style="text-align: justify;">Questo aiuta la persona a comprendere che alcuni comportamenti, del tutto in buona fede, non aiutano.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Un&#8217;altra parte molto importante è insegnare al paziente a ragionare ad &#8220;ampio raggio&#8221;, tenendo presenti tutte le possibili cause di un determinato sintomo, non solamente le peggiori che vengono alla mente.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Questo modo di ragionare è molto importante perché è più razionale e aderente alla realtà rispetto al focus ristretto del ragionamento ipocondriaco che prende in considerazione quasi esclusivamente l&#8217;ipotesi peggiore.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/sintomi-fisici-e-ipocondria/">Sintomi fisici e ipocondria</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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