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Se c’è qualcosa che temi..fallo più spesso che puoi!

Nel trattamento delle problematiche che riguardano l’ansia una delle tecniche che utilizzo con maggior successo prende il nome di “esposizione graduale”. 
Cosa significa esporsi gradualmente ad un qualcosa che ci spaventa? 
Significa entrare in contatto con quell’esperienza molto gradualmente ma frequentemente, per piccoli passi, aspettando che l’ansia diminuisca progressivamente.

Immagine su Terzocentro.it
Faccio un esempio. Recentemente mi è capitato un caso di un signore che temeva fortemente di poter perdere il controllo e di gridare parole oscene durante una funzione religiosa. La cosa lo turbava molto perché quest’uomo è molto religioso e devoto. 
La paura di poter fare qualcosa di sconveniente lo aveva però spinto ad evitare la chiesa ormai da molto tempo, con suo grande dispiacere.
Potrebbe in apparenza sembrare una paura bizzarra ma in realtà questo è un timore non così infrequente.
Con lui abbiamo prima analizzato la probabilità oggettiva di accadimento di cio’ che temeva.
Ci siamo cioè chiesti: da 0 a 100 quanto è possibile che accada l’evento temuto?
Questa riflessione serve per distinguere tra tutto ciò che teoricamente potrebbe accadere e ciò che ha una probabilità effettiva di succedere.
Un’altra domanda che ho posto a questa persona è stata: “A quante funzioni religiose ha preso parte nella sua vita?”
La risposta fu: “Moltissime. Sono andato svariate volte in pellegrinaggio anche all’estero”. Ci siamo quindi interrogati su quante volte gli fosse capitato di assistere a fedeli che urlavano parole oscene durante una funzione. La conclusione fu che non si era mai verificato un fatto del genere.
Dopo circa una decina di incontri passati a ragionare su argomenti come questi, l’ansia del paziente si era ridotta in maniera sensibile.
Siamo quindi passati ad esercizi di esposizione vera e propria.
Gli ho chiesto quindi di prendere parte ai primi 5 minuti di una delle funzioni meno frequentate durante la giornata in un paese lontano dal suo (per ridurre l’ansia determinata dal fatto di poter essere riconosciuto nel caso si verificasse l’eventualità temuta).
Il paziente ha acconsentito e, con un po’ di ansia, ha affrontato questo esercizio. 
Il secondo giorno siamo passati a 10 minuti e anche qui abbiamo avuto modo di verificare come cio’ che temeva non si fosse verificato nemmeno in questa seconda occasione. 
Dai 10 minuti siamo passati ai 15 e così via fino a coprire l’intera durata della funzione.
Siamo poi passati alle funzioni più frequentate, anche qui con la stessa tecnica. Infine abbiamo applicato la stessa procedura nel paese di residenza del paziente.
Qual è stato il successo di questa terapia?
La ripetizione dell’esperienza.
È molto difficile che l’ansia si riduca mettendosi alla prova una volta ogni tanto. C’e’ bisogno di ripetizione e di costanza. La psicoterapia è per certi versi paragonabile ad un allenamento sportivo. I risultati arrivano con costanza e autodisciplina.

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