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Un caso di encopresi

Luigi è un bambino di 4 anni (ogni riferimento che possa rendere identificabile la persona è stato tolto) che ha avuto uno sviluppo psicofisico nella norma. Anche il controllo sfinterico fino a qualche mese fa era normale. Poi, in seguito ad una vacanza con i cuginetti qualcosa è cambiato.
Luigi infatti rifiuta di scaricarsi e passano anche tre o quattro giorni senza che riesca a farlo. 
Alla fine ci riesce ma con molto dolore e anche molta paura di sentire quel dolore.
Inutile dire che in famiglia il momento dell'”andare in bagno” è ora vissuto con molta ansia, emozione che ovviamente “passa” al bambino e che non fa altro che complicare ulteriormente il quadro della situazione. 
I genitori di Luigi hanno un pò indagato e hanno scoperto che durante la vacanza al mare non era possibile chiudere a chiave la porta del bagno e questo aveva creato nel bambino la paura che qualcuno potesse accedere ai servizi mentre lui era all’interno. 
Questa paura aveva fatto si che la normale attività di evacuazione fosse cambiata perchè il bambino aveva evitato il più possibile di accedere al bagno per scaricarsi. 
Da lì si erano verificati i seguenti problemi:
1) ritenzione e accumulo di materiale fecale con dolore e conseguente paura di scaricarsi
2) perdita di parte del materiale fecale in situazioni inopportune (era capitato in più occasioni che si sporcasse gli indumenti) con conseguente ansia e vergogna da parte del bambino e dei suoi genitori
3) rifiuto di andare in bagno, sia alla scuola materna che a casa
4) limitazioni nella libertà dell’intero nucleo familiare, che non si sentiva più libero di uscire per qualche ora o per un week end fuori casa per paura che potessero verificarsi “incidenti” di cui sopra.
un caso di encopresi
immagine su nostrofiglio.it
Come ho impostato il lavoro con la famiglia di Luigi?
Innanzitutto ho scelto in questo caso di vedere in un primo momento esclusivamente i genitori di Luigi, questo per non accentuare la vergogna che il bambino già provava per la situazione che stava vivendo. 
Li ho rassicurati circa una possibile soluzione del problema. Infatti questa situazione aveva le caratteristiche per essere trattata in maniera positiva (non era presente da troppo tempo, i genitori sembravano molto collaborativi). Questo ha contribuito a renderli meno ansiosi e più tranquilli nell’approccio al problema del figlio.
Ho consigliato ai genitori di parlare con la pediatra per chiedere una consulenza in merito all’utilizzo di lassativi specifici per bambini. Questi prodotti hanno il vantaggio di rendere le feci morbide e di impedire la costipazione, cioè l’accumulo di materiale fecale nell’intestino. Inoltre ho suggerito di chiedere suggerimenti rispetto alla dieta più adeguata per favorire un adeguato transito intestinale.
Ho effettuato con loro delle sedute di psicoeducazione (trasmissione di informazioni corrette circa un fenomeno psicologico o fisico con risvolti di tipo psicologico). Durante queste sedute ho chiesto loro:
– di invitare Luigi ad andare in bagno dopo circa 15 minuti dalla fine di ogni pasto. Questo infatti è il momento più favorevole all’evacuazione.
– di premiare utilizzando la token economy ogni situazione di successo, cioè ogni volta che Luigi fosse riuscito a scaricarsi. In questo modo abbiamo cercato di modificare l’assetto emotivo del bambino facendolo passare da una condizione di ansia ad un atteggiamento di maggiore positività.
Con questi suggerimenti, e con il contributo della pediatra, nell’arco di due mesi  Luigi ha risolto i problemi di encopresi e le sottostanti emozioni negative. Tutta la famiglia inoltre ha recuperato tranquillità e libertà.
Cosa potete fare se il vostro bambino ha i problemi di Luigi?
1) Prima di tutto parlate col vostro pediatra di fiducia che potrà escludere eventualmente una problematica di tipo fisico-medico e potrà consigliarvi su cosa fare in prima battuta.
2) Non sgridate il bambino nel caso in cui si dovesse sporcare. Non dimenticate che è lui in primis a vergognarsi e a vivere negativamente ciò che sta capitando.
3) Rivolgetevi ad uno psicologo esperto di queste problematiche nel caso in cui sia accertata una componente psicologica nel mantenimento del problema o concomitante allo stesso. 

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