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L’accumulo eccessivo di oggetti

L’accumulo di oggetti è in parte il frutto di una società come la nostra, improntata sul consumismo e sulla creazione continua di nuovi bisogni. E’ perciò un’esperienza comune a tantissime persone il fatto di possedere più di quanto effettivamente si utilizzi. Ci sono casi però in cui gli oggetti che occupano la propria abitazione diventano oggettivamente troppi, interferiscono con lo svolgimento delle attività quotidiane e causano malessere e disagio significativi. Quando si supera quindi il limite tra il possedere molte cose e l’avere un vero e proprio problema di accumulo?

Un primo indicatore è la difficoltà a separarsi dai propri beni, anche quelli che non hanno un valore reale. Chi vive un forte disagio non riesce a gettare, regalare e nemmeno vendere oggetti che non utilizza più da anni, che non solo stanno a prendere polvere in soffitta o in qualche scantinato ma invadono soprattutto gli spazi quotidiani. Inoltre la conservazione degli oggetti è intenzionale. La persona vive con una forte ansia l’idea di separarsi dai propri oggetti, la cui conservazione interferisce con lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Ad esempio, ci sono persone che accumulano oggetti nella doccia, rendendola inutilizzabile, o in cucina, non riuscendo più ad avere il giusto spazio per preparare i pasti. Inoltre, spesso, il problema causa la compromissione delle relazioni sociali perché, ad esempio, non è più possibile invitare nessuno a casa, o perché manca lo spazio, o perché c’è un vissuto di vergogna nel farlo, o perché sono proprio gli altri che rifiutano di accedervi.

Alcune persone sono consapevoli di avere un problema in questo senso, mente altre ne negano l’esistenza e sembrano del tutto ignare della situazione in cui si trovano.

Quali sono le motivazioni che spingono una persona ad accumulare?

Una prima motivazione è rappresentata dalla paura di perdere informazioni importanti. Ad esempio, qualcuno è restio a separarsi da vecchie riviste, che possono arrivare ad occupare anche parti importanti della casa, perché pensa che in esse siano contenute informazioni molto importanti, di cui si potrebbe avere bisogno un giorno, e di non riuscire più a recuperarle.

Una seconda motivazione è il “valore affettivo” degli oggetti. Una cosa donata da un parente, da un caro amico, “assorbe” il valore del legame affettivo e ne diventa il custode. Perde il suo significato di oggetto e ne acquista un altro. Da qui la difficoltà a separarsene.

Paura di aver bisogno dell’oggetto in futuro. Molte persone con un problema di accumulo pensano “mi potrebbe servire…” “e se ne avessi bisogno e poi non ce l’ho più?”. E così conservano strumenti di lavoro, prodotti, oggetti di vario tipo magari utilizzati una sola volta in passato con la convinzione che potrebbero tornare utili in futuro.

Un’altra motivazione è il valore economico legato all’oggetto, per cui liberarsi dell’oggetto significa avere una perdita economica. Questo comportamento è in apparente contraddizione con una grande percentuale (80/90%) di persone con un problema di accumulo che, nonostante tutto, continua a comprare altri oggetti.

Se hai un familiare o un amico che ha questo problema puoi:

ragionare con lui su quanto sta perdendo a causa del suo problema. Tempo, soldi, vita sociale sono le aree più sacrificate.

valorizzare ogni piccolo successo che riesce a compiere. Anche liberarsi di poche cose è un grande passo per la persona.

incoraggiarlo a cercare un aiuto specialistico per risolvere la situazione.

Dott.sa Sandra Magnolini -Psicologa e Psicoterapeuta a Provaglio d’Iseo (BS) e Piancogno (BS).

Cell 348 1489841

E mail: sandramagnolini@gmail.com

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