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Quando sacrificarsi fa male.

La dimensione del sacrificio è un qualcosa che ci viene insegnato fin da piccoli. E’ importante sacrificarsi per un fine più grande e importante, per esempio quando si posticipa un’attività piacevole per studiare o finire dei compiti di scuola. Più avanti ci si può sacrificare per qualcuno che per noi è importante, ad esempio in amicizia. Poi, questo può avvenire anche in coppia.

Vorrei parlare quindi della dimensione del sacrificio nel rapporto di coppia e di come questa richieda la ricerca di un equilibrio costante per non far diventare la coppia troppo faticosa da sostenere da un lato (ad esempio quando uno dei due si sacrifica troppo per l’altro) o troppo disimpegnata dall’altro (nessuno dei due si coinvolge e è disposto a fare fatica per il benessere dell’altro e quindi della coppia).

Un caso tipico è quando in una coppia uno dei due porta dentro sé la convinzione “è importante che il mio compagno/a stia sempre bene, devo fare di tutto per farlo stare bene, non può assolutamente soffrire o trovarsi in difficoltà, io devo prodigarmi perché questo non avvenga”.

Questo atteggiamento è molto rischioso per una serie di motivi:

  • può favorire atteggiamenti di eccessiva dipendenza del partner nei confronti di colui che si sacrifica. Il partner infatti potrebbe pensare che chi si sacrifica lo faccia volentieri, che sia giusto che lo faccia, finendo con l’aspettarsi sempre questo tipo di atteggiamento o magari anche con il pretenderlo. Di fatto il partner che non si sacrifica perde la sua capacità di essere un individuo autonomo e in grado di risolvere problemi da sé perché è l’altro/a, a tutti gli effetti, che si occupa della maggior parte delle incombenze e della risoluzione della maggior parte dei problemi.
  • può impedire a chi si sacrifica di avere margini di libertà, importanti per ricaricarsi o staccare la spina. Se io penso che è più importante il benessere dell’altro, in qualche modo tenderò a privarmi di ciò che mi aiuta a stare bene, magari sentendomi in colpa quando prendo del tempo per me, perché questo ne sottrae all’altro. Alla lunga i bisogni insoddisfatti spingono in qualche modo per essere appagati e la loro negazione o prolungata insoddisfazione può generare rabbia verso il partner, con conseguente aumento dei sensi di colpa (“l’ho trattato male”) o del clima di coppia. Oppure può emergere rabbia verso se stessi con autocritica (“allora sono veramente un egoista, non dovrei pensare o voler fare queste cose”).
  • può innescare l’insorgere di problemi legati all’ansia o allo stress, che magari possono non essere immediatamente riconducibili alla dimensione del sacrificio. Ad esempio possono emergere disturbi d’ansia, oppure stati depressivi, determinati dalla sensazione di impotenza rispetto al momento che si sta vivendo, che però chi si sacrifica non collega immediatamente a questa situazione.
  • può portare ad una grande distanza emotiva nella coppia. Il partner che si sacrifica finisce quasi per risultare invisibile all’altro nella sua reale personalità poiché molte delle sue energie sono spese per accontentare e compiacere l’altro. A volte il partner crede di conoscere la persona che si sacrifica ma in realtà molto spesso conosce prevalentemente ciò che risulta dalla relazione con lui/lei e non la parte riguardante le sue caratteristiche personali poiché queste ultime, per l’appunto, non vengono portate alla luce.

Quando sono presenti queste dinamiche, la cosa più importante è riconoscerle dentro di sé. Capire anche da dove hanno origine può essere importante. Spesso nell’infanzia si ritrovano situazioni simili che hanno coinvolto la persona che si sacrifica e un genitore, oppure alcune dinamiche nella coppia genitoriale che la persona ha poi riprodotto nella propria coppia, a volte in modo del tutto inconsapevole.

Il secondo passo è parlarne con il partner, spiegando come ci si sente e perché questa è una dinamica non funzionale al benessere della coppia.

Il terzo passo è rinegoziare spazi, confini e compiti, propri e dell’altro.

A volte questi passaggi possono richiedere un aiuto esterno perché la persona che si sacrifica potrebbe non essere pienamente consapevole dei meccanismi sottostanti alcuni problemi e potrebbe non coglierne la visione di insieme.

Ovviamente non si sta dicendo che in una certa parte il sacrificio non debba mettersi in atto in un rapporto di coppia, non potendo pensare che esista un rapporto a due soddisfacente portando sempre e solo avanti i propri interessi. Quello che è importante è trovare un equilibrio, cercando di non eccedere in senso assoluto da una parte oppure dall’altra.

Dott.sa Sandra Magnolini, Psicologa e Psicoterapeuta, Provaglio d’Iseo(BS) e Piancogno (BS)

Cell. 348 1489841

e mail sandramagnolini@gmail.com

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