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La rabbia

Cos’è la rabbia?
Di solito ci arrabbiamo quando percepiamo di aver subito un torto.
Il corpo quindi si attiva, il battito cardiaco accelera, i muscoli si preparano all’azione.
Il cervello produce frasi di franco odio dirette al responsabile, verso chi ha commesso questo torto verso di noi.
Eppure se si riesce ad andare oltre, a non farsi accecare dalla rabbia, essa può darci la spinta, la motivazione a superare gli ostacoli che si frappongono tra noi e i nostri obiettivi. Questa è la visione ‘positiva’ della rabbia, che può essere intesa come l’emozione che dá la motivazione, la spinta a cambiare ciò che non ci va e che è possibile modificare.
L’importante è non lasciarsi trasportare dalla rabbia, che può far commettere azioni, dire frasi, di cui poi ci potremmo pentire.
Quante volte, per esempio durante un litigio, si dicono parole che non si vorrebbe mai aver pronunciato? Alzi la mano colui al quale non è capitato mai!
Allora bisogna imparare a “pensare la rabbia”, riflettere prima di agire, pensare a quali sono i nostri obiettivi e a cosa vorremmo ottenere. Infatti sull’ “onda della rabbia” si possono commettere azioni impulsive, fare cose che potrebbero avere conseguenze spiacevoli per noi o per altri, o di cui ci potremmo anche vergognare.
Infatti, alcuni comportamenti aggressivi, hanno spesso conseguenze a cui difficilmente si riesce a rimediare.
Una delle motivazioni che spingono le persone a provare rabbia intensamente verso qualcun altro è la convinzione che l’altro abbia “fatto apposta” a fare ciò che ha fatto.
 In realtá, per lo meno in alcuni casi, questo non avviene. Sono poche le situazioni in cui se qualcuno ci ha fatto un torto lo ha fatto con la deliberata e consapevole intenzione di ferirci, sapendo che ciò sarebbe successo e agendo in maniera lucida e mirata.
Il più delle volte, una persona ci ferisce per noncuranza, perchè non ha pensato bene all’effetto che le sue parole potevano avere su di noi, perché era emotivamente alterato, oppure ancora per interesse personale, per raggiungere scopi suoi percorrendo una strada su cui, casualmente, siamo capitati noi proprio in un particolare momento e siamo stato investiti dalle sue parole e dai suoi modi.

Prima di rispondere sull’onda della rabbia devo quindi chiedermi.

1) chi mi ha ferito lo ha fatto apposta? A volte riteniamo che ci sia cattiva fede in un gesto che magari viene fatto per pura sbadataggine.

2) sapeva che mi avrebbe fatto del male? Può succedere che chi ci ferisce lo faccia senza pensare alle conseguenze, anzi, potrebbe, magari sbagliando, pensare pure che alcune cose le faccia “per il nostro bene”.

3) si è comportato così solo con me o anche con altri? Alcune persone si comportano scorrettamente in molti contesti. Questo non riduce la gravità del loro comportamento ma forse considerare che una persona si comporta male perché “è fatta così ” e non perché “ce l’ha con me” può aiutare a mettere le cose nella giusta prospettiva.

4) quanto è importante realmente ciò che è accaduto? Possiamo provare a pensare “quanto mi importerà di ciò che è accaduto tra un anno? E tra due anni?” “Ciò che è accaduto mi ha sicuramente ferito ma ci sono altre cose che giudico più importanti nella mia vita attualmente?”

5) cosa posso fare per risolvere la situazione? Qui si tratta di pensare se c’è un modo concreto per riparare al danno subito. Posso pensare ad un intervento sul contesto, sulla situazione in cui mi trovo, o a un chiarimento con la persona il cui comportamento ha generato la mia rabbia.

Riuscire a porsi queste domande e a rispondervi ė un buon passo per arrabbiarsi…usando la testa.

Quindi, concretamente, come fare per evitare di esplodere?

1) allontanarsi dalla situazione quando ci si accorge di essere ‘troppo carichi’. Questo permette a volte di evitare conseguenze peggiori.

2) se si è nell’impossibilitá di allontanarsi, immaginarsi la situazione che si sta vivendo come se la si vedesse da un binocolo rovesciato, in modo da farla apparire piccolissima e distante. Questa è una tecnica che può aiutare a “distaccarsi” mentalmente dalla situazione. Ad esempio, una mamma vede il suo bambino che sta facendo un capriccio. Può usare questa tecnica per evitare di “esplodere” e di spaventare quindi il bambino.

3) contare all’indietro da 100 meno 7, per numerose volte. Questa è un modo che serve per distrarsi e “prendere tempo” aspettando che l’emotività si abbassi.

4) se non si riesce a calmarsi e ad affrontare l’interlocutore, rimandare ogni discussione ad un momento di maggiore tranquillitá

5) pensare che, se la questione da trattare ė importante, ciò che conta non ė vincere tutto subito, ma salvaguardare il rapporto con l’interlocutore, in modo da avere ulteriori chanches in futuro di portare avanti le proprie necessitá.

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