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Un caso di disturbo ossessivo compulsivo

Lorenzo (ogni riferimento che possa rendere la persona riconoscibile è stato eliminato) è un uomo di 55 anni. Da molto tempo convive con un problema che si chiama Disturbo Ossessivo Compulsivo.
In pratica Lorenzo da anni spesso ha il dubbio, dopo aver frequentato luoghi pubblici, che, avendo toccato con le mani maniglie, sedie, o altri oggetti, possa essersi contagiato e aver contratto qualche grave malattia. 
Per placare il dubbio e l’ansia che ne deriva, non appena possibile si dedica ad un lavaggio accurato delle mani che non dura per una o due volte, ma che si deve ripetere molte, moltissime volte, fino a quando egli non è sfinito e non sente che l’ansia si riduce. 
Questi dubbi su una possibile contaminazione e il conseguente lavaggio delle mani durano da molti anni e hanno condotto a un impoverimento nella qualità di vita poichè Lorenzo, nel tentativo di bloccare i dubbi e i lavaggi (che si chiamano, rispettivamente, ossessioni e compulsioni), ha deciso di non frequentare più luoghi pubblici. In pratica non va più al supermercato, al bar, al ristorante.
Non prende più mezzi pubblici e non accompagna il nipotino a scuola. 
Inoltre da qualche tempo i dubbi di contaminazione lo assalgono anche dopo aver toccato le maniglie della propria abitazione poichè pensa che se qualcuno precedentemente si fosse recato in un luogo pubblico e avesse successivamente toccato la maniglia di casa, avrebbe potuto essere l’ “untore”, il veicolo di un possibile contagio.
Insomma, la situazione sembra davvero preoccupante.
In realtà il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un disturbo d’ansia, e come tale, si può risolvere. 
La persona cioè può imparare a ragionare correttamente, mettendo in discussione realisticamente i propri dubbi e resistere alla ‘tentazione’ di mettere in atto le compulsioni.
Infatti l’ansia, che accompagna sia le ossessioni che le compulsioni e a cui la persona cerca di mettere un freno, è un’emozione che ha un picco, in cui raggiunge la massima intensità, a cui poi segue una diminuzione in maniera non lineare ma complessivamente consistente e di questo, sotto la guida di un esperto, si può fare esperienza notando che è possibile NON mettere in atto le compulsioni.
Quello che si osserva generalmente è che chi soffre di questo disturbo accusa i sintomi da diversi anni, spesi a chiedersi ‘sono matto?” ‘perchè non riesco a smettere?”, per questo motivo può essere difficile per la persona in autonomia trovare una soluzione al problema.
Spesso i familiari diventano involontariamente “complici” del disturbo, permettendo alla persona di lavarsi le mani (o di mettere in atto altri rituali) per ore e ore, per paura che “possa succedere qualcosa di brutto” se non la si lasciasse fare.
In realtà la cosa migliore da fare è rivolgersi quanto prima ad un terapeuta esperto di disturbi d’ansia. Quanto prima ciò si verificherà, tanto più il problema avrà una rapida risoluzione.

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