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Un caso di ansia anticipatoria: la storia di Alessia

In questo post vorrei parlare di un caso di ansia anticipatoria che ho risolto positivamente.
Vi parlerò di Alessia (ogni riferimento che possa rendere riconoscibile la persona è stato eliminato), una donna di 35 anni che lavora in banca, allo sportello.
Alessia aveva un problema di ansia, che si esprimeva con tremore alle mani e rossore in viso, i quali verificavano ogni volta che:
– doveva ritirare soldi o documenti che venivano portati dai clienti
– doveva porgere documenti ai clienti
– prendeva il caffè durante la pausa con i colleghi della filiale

come sconfiggere ansia anticipatoria

Oltre a presentare ansia in queste situazioni, viveva anche intensi momenti di ansia anticipatoria al mattino, prima di andare al lavoro, quando in macchina pensava: “E se dovessi tremare? Cosa penserebbero i clienti? Che sono matta!””Cosa penserebbero i colleghi se il tremore fosse così forte da rovesciare il caffè?” “Se rovesciassi il caffè addosso a qualcuno? Non me lo perdonerei mai”.

In queste situazioni i sintomi avvertiti erano un forte dolore allo stomaco con senso di nausea e lieve giramento di testa.
Questa emozione e questi pensieri facevano si che Alessia scegliesse di evitare il più possibile la pausa caffè e ogni volta che si avvicinavano allo sportello persone che conosceva e di cui temeva maggiormente un giudizio negativo provasse una forte ansia, con conseguente aumento dei tremori e del rossore.
In questa situazione la prima cosa che ho fatto è stata chiedere alla persona di mettere alla prova i propri pensieri e in particolare di pensare a quanto fosse probabile che potesse rovesciare il caffè a causa dei tremori. Ragionando con Alessia, la risposta fu “abbastanza probabile ma non certo al 100%”. 
Insieme abbiamo anche ragionato su tutti i motivi per cui una persona può tremare, in modo da provare a metterci nei panni dei colleghi o dei clienti e immaginare cosa avrebbero potuto pensare rispetto al motivo dei tremori. Abbiamo concluso che una persona può tremare perchè ha bevuto troppi caffè, perchè ha freddo o per stanchezza. Alla domanda: “Lei cosa penserebbe se vedesse un suo collega tremare?” la risposta di Alessia fu “Penserei che ha freddo o che ha la febbre!”.
Detto questo, fu facile trovare delle spiegazioni alternative a quella da lei temuta (penseranno che sono matta!) che anche chi la osservava poteva darsi, rispetto alla sua causa del suo tremore.
Una volta raggiunta una maggiore obiettività nell’interpretazione delle situazioni temute, abbiamo messo in atto una gerarchia di situazioni (dalla meno temuta alla più temuta) in cui il tremore poteva comparire e ho chiesto ad Alessia di immaginare se stessa in ciascuna di queste situazioni. Questo metodo si chiama esposizione immaginativa e permette di ridurre l‘ansia anticipatoria sperimentata. 
In seguito siamo passati all’esposizione in vivo. Questo metodo prevede che la persona si metta attivamente in gioco nelle situazioni prima solo immaginate, partendo dalla più semplice e arrivando alla più difficile.
Dopo aver messo alla prova i propri pensieri ed essersi esposta a livello immaginativo, con un pò di impegno ma con successo Alessia si mise alla prova nelle situazioni individuate, notando che ogni volta era un pò meno difficile farlo poiché si era già un pò abituata a sperimentare ansia in maniera graduale.
Ora non evitava più le situazioni che in precedenza temeva e aveva anche notato che i tremori si erano di molto ridotti. 
Parallelamente fu meno difficile affrontare i clienti allo sportello e anche il rossore diminuì di frequenza e di intensità.
Questo è accaduto probabilmente perchè quando una persona in difficoltà riesce a superare degli ostacoli in modo positivo, la sensazione di sicurezza e di successo personale si estendono anche ad altre situazioni simili.
La buona risoluzione di questa situazione fa pensare all’importanza di chiedere una consulenza specializzata in caso di disturbi d’ansia e di ansia anticipatoria.

Immagine tratta da medicitalia.it

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