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Disturbo d’ansia di separazione: quando “diventare grandi” è difficile

L’ansia di separazione è un fenomeno che si verifica quando un bambino fatica a separarsi dalle figure di riferimento (di solito i genitori) per affrontare delle esperienze in autonomia.
L’ansia assale il bambino, in genere, nel momento di andare a scuola, nel momento di andare a dormire, o quando deve essere affidato a qualcuno che non sia il padre o la madre.
Il malessere del bambino si può manifestare con pianti, segni di protesta, sintomi fisici (mal di pancia, mal di testa, nausea o vomito).
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Come in tutti i disturbi d’ansia, è importante comprendere al meglio i pensieri che il bambino ha nel momento in cui vive la separazione. In genere, i bambini che soffrono di questo disturbo temono che qualcosa di brutto potrà accadere a sè o al genitore mentre loro sono lontani perciò credono che, se resteranno accanto al genitore, ciò non accadrà.
Se però il bambino non si separa dal genitore avvengono delle spiacevoli conseguenze:
– il bambino non può constatare che, anche se si allontana, non accadranno cosa brutte o spiacevoli
– non potrà beneficiare di esperienze di socializzazione, apprendimento e crescita per lui importanti
Quando episodi di questo tipo compaiono saltuariamente e/o non hanno conseguenze rilevanti sulla vita del bambino li possiamo considerare fatti non preoccupanti e che possono spontaneamente risolversi.
Se però il problema perdura e limita il bambino nelle sue occasioni di crescita è opportuno rivolgersi ad uno psicologo specializzato nel trattamento dei disturbi d’ansia.
In generale cosa può fare un genitore per gestire al meglio la situazione?
1) evitare di allontanarsi dal bambino “di nascosto”. Quando si va via è sempre opportuno dire dove e perchè ci si allontana e che presto (o il prima possibile) si ritornerà.
2) evitare di dire al bambino frasi come “se non fai il bravo vado via di casa” perchè alimentano nel bambino fantasie di perdita.
3)  evitare di dipingere il mondo come pieno di pericoli che il bambino non è in grado di affrontare. Cercare invece di valorizzare le opportunità presenti nell’ambiente ed eventualmente cercare con lui modi adatti per risolvere le difficoltà.
4) cercare il più possibile di non farsi vedere ansiosi/preoccupati di fronte alle reazioni del bambino o al momento del distacco. Vedere un genitore preoccupato non fa altro che confermare che davvero c’è qualcosa da temere.
5) evitare di pensare che al bambino debba essere evitata ogni fatica. Genitori che ritengono che il bambino non possa sopportare nemmeno una minima frustrazione tenderanno, di fronte alle prime proteste, a cedere e a tenere con sè il bambino, favorendo così l’incistarsi del problema.

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