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	<title>Magnolini dr.ssa Sandra</title>
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	<description>Psicologa psicoterapeuta Valcamonica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 Sep 2023 15:09:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Magnolini dr.ssa Sandra</title>
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		<title>Disturbi del comportamento alimentare (DCA): quali sono le cause e perché si mantengono nel tempo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 14:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei un genitore ed hai un figlio che ha ricevuto una diagnosi di DCA, ti sarai chiesto molte volte il perché tuo figlio/a sia&#8230;</p>
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<p>Se sei un genitore ed hai un figlio che ha ricevuto una diagnosi di DCA, ti sarai chiesto molte volte il perché tuo figlio/a sia incappato/a in un problema che sta impattando in modo così importante sulla sua vita e sulle relazioni in ambito famigliare e non solo. </p>



<p>Se soffri di un DCA forse ti sarai chiesto/a &#8220;perché proprio a me è capitato di essere così preoccupato/a di aumentare di peso e di non riuscire ad avere un buon rapporto con il mio corpo e con l&#8217;alimentazione?&#8221;.</p>



<p>Con questo articolo vediamo di fare un pò di chiarezza. </p>



<p>Alcuni studi, che necessitano però di essere ulteriormente approfonditi, sembrerebbero chiamare in causa un&#8217;ipotesi di tipo genetico nell&#8217;insorgenza di un DCA. Sembrerebbe quindi entrare in gioco anche una componente di ereditarietà per cui ci sarebbero delle maggiori probabilità che familiari di persone con un DCA abbiano maggiori probabilità di svilupparne a loro volta. Ma, ripetiamo, questi studi necessitano di essere replicati prima di raggiungere conclusioni certe.</p>



<p>Un&#8217;altra possibile causa potrebbe riscontrarsi in <strong>fattori ambientali</strong>, di cui alcuni sarebbero comuni anche ad altri disturbi psicologici mentre altri sarebbero più specifici per i DCA.</p>



<p>Tra quelli generici troviamo l&#8217;abuso sessuale,  bassa autostima, perfezionismo. Tra quelli specifici (per quanto riguarda la bulimia nervosa) troviamo obesità infantile propria e dei genitori, pubertà precoce, alcolismo nei genitori. Per quanto riguarda l&#8217;anoressia nervosa troviamo invece il basso peso prima dell&#8217;insorgenza del disturbo. In chi ha una storia di eccesso di peso è un fattore predisponente per l&#8217;insorgenza di un DCA anche l&#8217;essere stati presi in giro per il proprio peso/forma del corpo. Attenzione, questo non significa che sicuramente una persona con questi vissuti e caratteristiche svilupperà un DCA, ma che in molte persone con un DCA sono state riscontrate queste esperienze nella storia di vita.</p>



<p>Una causa di tipo sociale viene invece riscontrata nella<strong> pressione generale verso la magrezza</strong>. Nella nostra società (da notare che non è così in tutte le culture nel mondo) le donne sono spinte ad essere magre e toniche e gli uomini alti e muscolosi. Questo può portare allo sviluppo di un DCA perché gli standard ricercati sono spesso difficili da raggiungere dato che il peso corporeo è una variabile in buona parte determinata geneticamente (ciò significa che spingersi verso un peso di molto inferiore a quello determinato dai propri geni comporterà uno sforzo enorme e, probabilmente, allo sviluppo di un DCA). O ancora, le persone possono crescere in una famiglia dove viene data molta importanza al peso, alla forma del corpo e al controllo dell&#8217;alimentazione, magari mettendo a confronto membri della famiglia che si differenziano su questi parametri. </p>



<p>A livello di processi psicologici troviamo invece due grandi filoni concettuali. </p>



<p>Un primo fattore di rischio si presenta in quelle <strong>persone che sentono la necessità di controllare vari aspetti della loro vita </strong>e che, ad un certo punto, spostano l&#8217;attenzione al controllo dell&#8217;alimentazione, del peso e della forma del corpo. </p>



<p>Un secondo fattore di rischio è nell&#8217;e<strong>ccessiva valutazione del peso e della forma del corpo nelle persone che hanno introiettato l&#8217;ideale di magrezza.</strong> Ciò significa che queste persone non hanno molti aspetti di vita in base ai quali valutarsi in termini di successo/insuccesso, soddisfazione/insoddisfazione, e che il principale diventa proprio quello rappresentato dal controllo del peso, forma del corpo e dell&#8217;alimentazione. </p>



<p>Entrambi questi atteggiamenti portano all&#8217;adozione di una dieta ferrea, che causa una perdita di peso, la quale viene spesso rinforzata positivamente da chi sta intorno alla persona (&#8220;come stai bene&#8221;, &#8220;ti vedo meglio&#8221;). Il rinforzo positivo, tra le altre cose, incoraggia la persona a continuare su questa linea. </p>



<p>Da notare quindi come difficilmente si può riscontrare un&#8217;unica causa nello sviluppo di un DCA, ma che ci possano essere più cause in concomitanza. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="580" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/anoressia-bulimia-1024x580.jpg" alt="" class="wp-image-2304" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/anoressia-bulimia-1024x580.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/anoressia-bulimia-300x170.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/anoressia-bulimia-768x435.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/anoressia-bulimia.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vediamo ora alcuni dei principali fattori di mantenimento di questo tipo di disturbi, cioè quei comportamenti, atteggiamenti, pensieri che fanno si che il disturbo prosegua e, spesso, peggiori.</p>



<p>Il primo fattore di mantenimento è il <strong>pesarsi frequentemente</strong>. Questo comportamento mantiene attivi i pensieri e le preoccupazioni relative a peso e forma del corpo, portando a restringere la propria alimentazione. Inoltre pesarsi troppo spesso è dannoso perché confonde la persona e la porta ad interpretare le normali oscillazioni di peso come il segnale di essere ingrassata (da qui, nuovamente l&#8217;aumento delle preoccupazioni, generando un circolo vizioso).</p>



<p>Un altro fattore di mantenimento è il <strong>guardarsi frequentemente allo specchio</strong> concentrandosi sulle parti del corpo che generano insoddisfazione. Questo particolare modo di osservare se stessi viene definito check del corpo e si distingue in visivo e tattile (quando ad esempio, si prendono tra le mani le pieghe della pancia o delle cosce).  Questi comportamenti mantengono il problema perché portano l&#8217;attenzione e i pensieri sulla forma del corpo. Inoltre, di solito, la persona si concentra solo sulla parte del corpo percepita come insoddisfacente, amplificando la portata del difetto percepito, che viene, appunto, decontestualizzato. </p>



<p>Altri fattori di mantenimento sono il contare le calorie degli alimenti, il dividere gli alimenti in buoni e cattivi, l&#8217;evitare di esporre il corpo, l&#8217;evitare di mangiare insieme ad altre persone, l&#8217;esercizio fisico eccessivo e il vomito autoindotto.</p>



<p>Risulta quindi importante non solo comprendere l&#8217;origine di questo tipo di problemi, ma anche seguire un corretto approccio di cura, che tenga conto delle cause e dei fattori di mantenimento specifici di ogni persona.</p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini, Piancogno e Provaglio d&#8217;Iseo (Brescia). Cell 348 1489841  </p>



<p>e mail: sandramagnolini@gmail,com</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>


<figure class="wp-block-post-featured-image"><img decoding="async" width="1280" height="854" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/disturbi-del-comportamento-alimentare-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/disturbi-del-comportamento-alimentare-1.jpg 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/disturbi-del-comportamento-alimentare-1-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/disturbi-del-comportamento-alimentare-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/09/disturbi-del-comportamento-alimentare-1-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/disturbi-del-comportamento-alimentare-dca-perche-nascono-e-come-continuano-nel-tempo/">Disturbi del comportamento alimentare (DCA): quali sono le cause e perché si mantengono nel tempo.</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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		<title>La frustrazione nei bambini: 3 modi per gestirla.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/la-gestione-della-frustrazione-nei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 15:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per i bambini è molto importante imparare a gestire la frustrazione. Nel loro processo di crescita possono trovare delle difficoltà in questo. Nell'articolo trovi alcuni consigli basati su un caso di una bambina di 8 anni, risolto positivamente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Marcella (ogni riferimento che possa rendere la bambina riconoscibile è stato tolto) è una bambina di 8 anni, che frequenta la terza elementare. Le piace andare a scuola, ha il suo gruppetto di amiche, fa molte attività extrascolastiche. Vive con il papà e la mamma e una sorellina più piccola.</p>



<p>I suoi genitori si rivolgono a me dopo un lungo periodo di &#8220;lotte estenuanti&#8221; con la bambina che avvengono soprattutto nel momento dei compiti a casa e in altri momenti dove le viene impedito di fare qualcosa che lei vorrebbe fare. In queste situazioni Marcella si rifiuta di ragionare, di fare quello che le viene chiesto, e parte con degli sfoghi di rabbia che durano molto a lungo. In poche parole, <strong>non riesce a gestire la frustrazione.</strong> Dal primo colloquio con i genitori emerge che la bambina è molto legata alla mamma, la vorrebbe sempre con sé. Raramente in casa gioca da sola o si auto intrattiene. Chiede sempre la mamma, la cui presenza costante è l&#8217;unica garanzia di svolgimento dei compiti. </p>



<p><strong>Senza la mamma i compiti non vengono fatti</strong>, anche se Marcella potrebbe tranquillamente svolgerli da sola (è una bambina con buone capacità e ottimo rendimento scolastico). Una peculiarità è che <strong>i capricci si placano prima se la mamma è accanto a Marcella</strong>, la calma e le parla, e fin qui nulla di strano. Il problema è che, in ogni caso, anche con l&#8217;intervento della mamma, il tutto dura moltissimo, anche un&#8217;ora, un&#8217;ora e mezzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-2181" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>La rabbia e la frustrazione nei bambin</em>i</figcaption></figure>



<p><strong>I genitori, pur amando moltissimo la loro bambina e desiderando avere un buon rapporto con lei, vorrebbero che imparasse pian piano a gestire più in autonomia questi momenti di frustrazione e di compiti a casa. </strong></p>



<p>Decido quindi di vedere la bambina. Solitamente i primi incontri con i bambini sono di conoscenza. Si fanno attività di rompighiaccio e talvolta vengono somministrati dei test di tipo carta-matita (dei disegni).</p>



<p>Durante questi primi incontri emerge come Marcella abbia un grande legame con entrambi i genitori e che senta il bisogno di avere la loro attenzione. Emerge anche come lei sia una bambina con una forte reattività emotiva, ciò significa che risponde in maniera intensa a ciò che le provoca un&#8217;emozione, vivendo la stessa in maniera quasi totalizzante. </p>



<p>Marcella, durante un&#8217;attività di gioco con i personaggi della famiglia (delle bamboline che rappresentano i componenti della famiglia), mi spiega che lei durante i &#8220;capricci&#8221; non vuole calmarsi da sola, perché, se lo facesse, non avrebbe in quel momento le attenzioni della mamma. </p>



<p>Quindi colgo il nodo. Marcella ha bisogno delle attenzioni della mamma, ma le sta richiedendo in una maniera disfunzionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="613" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/bambina-capricci-1024x613.jpg" alt="" class="wp-image-2163" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/bambina-capricci-1024x613.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/bambina-capricci-300x180.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/bambina-capricci-768x460.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/bambina-capricci-20x12.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/bambina-capricci.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>La gestione della frustrazione</em> nei bambini</figcaption></figure>



<p>Stendiamo quindi un piano d&#8217;azione</p>



<p>1. In primo luogo <strong>facciamo un&#8217;attività di psicoeducazione sulle emozion</strong>i: andiamo a riconoscerle, a capirne le differenti intensità e a cercare dei &#8220;trucchi&#8221; e strategie pratiche per gestirle. <strong>Distinguiamo la rabbia dal fastidio, cerchiamo di capire gli effetti su di sé e sugli altri di una rabbia intensa e prolungata</strong>. Invece, tra le strategie, una potrebbe essere quella di urlare in un sacchetto di carta. Oppure di disegnare un mostro tutto rosso che rappresenta la rabbia e farne un palla da calciare a terra. Un&#8217;altra strategia consiste nell&#8217;insegnare a respirare in maniera calma e &#8220;profonda&#8221; (non troppo), in modo da raggiungere una distensione psicofisica.</p>



<p>     2.  In secondo luogo <strong>facciamo un patto</strong>, coinvolgendo anche la mamma, suggellato con una bella      stretta di mano. Decidiamo un tempo fisso in cui la mamma sarà presente vicino a Marcella per aiutarla a calmarsi. In questo caso fissiamo 10 minuti. Stabiliamo quindi che dopo questo tempo la bambina proverà a calmarsi da sola. Come premio per la buona riuscita del tutto (e/o dell&#8217;impegno profuso), viene pescato un bigliettino-sorpresa da una ciotola. Su ogni bigliettino sono state scritte in precedenza delle attività piacevoli da svolgere proprio con la mamma o dei regalini che lei desidererebbe ricevere.</p>



<p>Marcella e la mamma vengono incoraggiate a provare questo metodo e il tutto funziona. La bambina capisce quello che ci si aspetta da lei, comprende che non la si vuole abbandonare o non considerare, bensì che si ha fiducia in lei e nella sua capacità di fare un salto nella maturazione emotiva. Neanche a dirlo, il rapporto tra Marcella e la mamma (e di riflesso, anche con gli altri componenti della famiglia) migliora.</p>



<p>     3. <strong>Rimane quindi da affrontare il nodo compiti</strong>. Ricordiamo che Marcella fa i compiti quasi esclusivamente in presenza della mamma, pur avendo la possibilità di svolgerli da sola (almeno per buona parte). Anche qui impostiamo un &#8220;gioco a premi&#8221;. Per cominciare la bambina svolge un&#8217;attività (un esercizio) di una determinata materia da sola. Poi progressivamente va ad aumentare il numero delle attività da svolgersi in autonomia. Con lei e con i suoi genitori abbiamo stabilito che ogni giorno in cui svolgerà da sola le attività programmate, prenderà una stellina da incollare su un foglio. Al raggiungimento di tre stelline, anche qui, è previsto un premio.</p>



<p><strong>Con questi interventi la bambina ha raggiunto ben presto una maggiore capacità di gestire la frustrazione nella quotidianità</strong>, con grande soddisfazione da parte di tutti.</p>



<p></p>



<p class="has-small-font-size">Dott.sa Sandra Magnolini. Psicologa e Psicoterapeuta in Vallecamonica e Franciacorta </p>



<p class="has-small-font-size">Ricevo a Piancogno e a Provaglio d&#8217;Iseo, provincia di Brescia</p>



<p class="has-small-font-size">Cell 348 1489841</p>



<p class="has-small-font-size">e mail: sa&#110;&#100;&#114;&#x61;&#x6d;&#x61;&#x67;&#x6e;ol&#105;&#110;&#105;&#x40;&#x67;&#x6d;&#x61;&#x69;l&#46;&#99;&#111;&#109;</p>


<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="853" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini.jpg 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/02/la-rabbia-e-la-frustrazione-nei-bambini-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/la-gestione-della-frustrazione-nei-bambini/">La frustrazione nei bambini: 3 modi per gestirla.</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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		<title>La paura di fare brutta figura</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/la-paura-di-fare-brutta-figura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 17:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei una di quelle persone che temono molto di fare brutta figura in un numero elevato di situazioni, allora questo articolo è per te.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se sei una di quelle persone che temono molto di fare brutta figura in un numero elevato di situazioni, allora questo articolo è per te. </p>



<p>Ognuno di noi è interessato alla propria <strong>immagine sociale,</strong> a quell&#8217;idea cioè, che gli altri si fanno di noi. Vogliamo, generalmente, che gli altri pensino bene di noi, che abbiano una buona immagine di noi. Quando questo desiderio si mantiene nei limiti, non condiziona oltremodo la nostra libertà e la nostra tranquillità quando siamo insieme agli altri, non ci sono problemi.</p>



<p>Quando invece lo sforzo nel governare la nostra immagine sociale diventa eccessivo, allora lì possono nascere delle difficoltà. Vediamo quali:</p>



<p><strong>difficoltà a dire dei no</strong>, di fronte a richieste di vario tipo</p>



<p><strong>difficoltà a fare delle scelte </strong>per paura che possano contrariare qualcuno</p>



<p><strong>sensazione di non essere apprezzati</strong> per quello che si è ma solo in funzione di quello che si fa</p>



<p>sensazione di essere <strong>trattenuti</strong>, bloccati e troppo controllati</p>



<p>dire meno di quello che si desidererebbe</p>



<p>non riuscire ad instaurare rapporti profondi con gli altri</p>



<p>avere solo <strong>rapporti &#8220;formali&#8221; e costruiti</strong></p>



<p>lasciare poco spazio alla spontaneità e al divertimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="478" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-1024x478.jpg" alt="" class="wp-image-2110" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-1024x478.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-300x140.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-768x358.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri-20x9.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/comunicare-spontaneamente-con-gli-altri.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Comunicare senza paura del giudizio degli altri </em></figcaption></figure>



<p>Alla base di una difficoltà di questo tipo può esserci un&#8217;educazione familiare molto rigida, dove è stata data data molta importanza all&#8217;immagine sociale, all&#8217;essere sempre impeccabili in ogni occasione. Può essere stata trasmessa l&#8217;idea che gli altri ci sono solo se nei loro confronti ci si comporta sempre in modo irreprensibile. Da qui la paura di fare &#8220;brutta figura&#8221;, intesa come il poter perdere l&#8217;immagine positiva costruita agli occhi degli altri, dire la cosa sbagliata, fare una gaffe. </p>



<p>Oppure uno stile di pensiero dove il sé viene considerato manchevole, difettoso. Da cui la volontà di apparire &#8220;al meglio&#8221;, di dire sempre la cosa giusta, di essere molto formali e controllati. Oppure l&#8217;idea che gli altri siano in qualche modo migliori, o giudici severi nei confronti dei quali non si può &#8220;sgarrare&#8221;.</p>



<p>Se ti riconosci in questo modello di pensiero prova a scrivere su dei biglietti tutto quello che non vorresti mai dire o fare agli altri, per paura di poter essere giudicato negativamente. Metti i biglietti in un contenitore.</p>



<p>Soffermati su cose che consideri non di estrema gravità, ma che comunque, se accadessero, potrebbero in qualche modo metterti a disagio.</p>



<p>&#8220;Pesca&#8221; un biglietto a caso dal contenitore.</p>



<p>Chiediti: se questa cosa la facesse/dicesse un mio caro amico, di cui ho molta stima, come vedrei la situazione? Quali motivazioni LUI (o lei) potrebbe avere per dire/comportarsi così? Come reagirebbero gli altri alle sue parole? Cosa penserebbero di lui?</p>



<p>Rifletti se ti capita di considerare l&#8217;amico in modo più clemente rispetto al modo che riserveresti a te stesso. Questo potrebbe aiutarti a ridefinire la situazione. </p>



<p>Un altro esercizio che puoi fare è prendere un foglio e dividerlo in due parti. Da una parte prova a scrivere i pro e dall&#8217;altra i contro di questo stile di pensiero. Quali sono i vantaggi dell&#8217;essere controllato e formale? Quali gli svantaggi? Cosa ti da e cosa ti toglie questo atteggiamento?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-2111" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/scrivere-una-lista-di-pro-e-contro.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Scrivere pro e contro di un determinato atteggiamento</em></figcaption></figure>



<p>Da ultimo prova ad immaginare una situazione in cui non ti sentiresti troppo a disagio nel fare o dire determinate cose. Prova ad immaginarti mentre affronti la situazione abbastanza tranquillamente (so che nella realtà sarebbe più difficile, ma intanto immaginarlo allena la mente). Prova a concentrarti, mentre percorri le immagini nella mente, sugli altri intorno a te che rispondono positivamente, o per lo meno, non negativamente, che non ti giudicano. Pensa che, in fondo, ognuno di loro ha la propria vita, i propri problemi da risolvere. Sei proprio sicuro che sarebbe così concentrato su una tua frase? E se anche fosse, per quanto se la ricorderebbe?</p>



<p>Prova a fare questi esercizi e ragionamenti. Se non dovesse bastare per farti sentire più tranquillo, rivolgiti ad un terapeuta esperto in questa tipologia di problemi.</p>



<p></p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini </p>



<p>Psicologa e Psicoterapeuta in Franciacorta (Provaglio d&#8217;Iseo) e in Vallecamonica (Piancogno)</p>



<p>tel 348 1489841</p>



<p>e mail: &#115;&#x61;&#110;&#x64;r&#97;&#x6d;&#97;&#x67;n&#x6f;l&#105;&#x6e;&#105;&#x40;g&#x6d;&#x61;&#105;&#x6c;&#46;&#x63;o&#109;</p>



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<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="548" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura.png 640w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura-300x257.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2023/01/paura-di-fare-brutta-figura-20x17.png 20w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/la-paura-di-fare-brutta-figura/">La paura di fare brutta figura</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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		<title>L&#8217;insospettabile utilità del senso di colpa.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/linsospettabile-utilita-del-senso-di-colpa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2022 14:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[sensodicolpa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Siamo abituati a pensare che il senso di colpa sia di per sé un&#8217;emozione negativa. Infatti solitamente lo associamo al sacrificio di sé (non riesco a dire di no agli altri perché  altrimenti mi sentirò in colpa, mi sento in colpa per il mio successo perciò non oso)  quindi al mancato raggiungimento di obiettivi personali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="666" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-1024x666.jpg" alt="" class="wp-image-2063" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-1024x666.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-300x195.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-768x499.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Se è vero che un eccessivo o immotivato senso di colpa può essere fonte di problemi e di &#8220;blocchi&#8221; di tipo personale, esiste anche un senso di colpa utile e anche, direi, necessario.</p>



<p>Mi riferisco a quello che si prova quando, ad esempio, si fa qualcosa verso un&#8217;altra persona di realmente sbagliato, come ad esempio una grave offesa, un voltafaccia o un tradimento. Lì il senso di colpa aiuta a mettere in atto delle azioni che servono per riparare quanto accaduto e per migliorare, talvolta, la relazione con il destinatario della nostra azione negativa. Vediamo in che modo:</p>



<p>Innanzitutto mette in moto un sentimento di empatia verso l&#8217;altra persona. Se mi sento in colpa verso un altro, probabilmente è perché colgo i suoi sentimenti di dispiacere per essere stato ferito, mi immedesimo in lui, magari ricordando le volte che anche io sono stato, come lui, ferito. </p>



<p>In secondo luogo mi avvicina all&#8217;altro proprio perché mi accorgo di provare un sentimento di pietà che è universale, che fa parte dell&#8217;essere umano e che quindi mi rende più solidale con la persona offesa.</p>



<p>Inoltre mi permette di compiere le cosiddette &#8220;azioni riparative&#8221;. Io posso, cioè, mettere in atto delle azioni concrete che aiutano a ripristinare quello che io ho tolto all&#8217;altro con il mio comportamento.</p>



<p>Quindi, il senso di colpa, non è di per sé sempre sbagliato. Lo è solo quando:</p>



<p>Non è stato realmente commesso alcun danno verso qualcuno (qui a volte è necessario ricorrere ad una forte razionalità poiché ci sono persone che tendono a sentirsi in colpa quando oggettivamente non ce n&#8217;è motivo. Penso ad esempio a persone cresciute con una forte idea di autosacrificio per cui ogni tentativo giusto ed equilibrato di affermazione di se stessi viene vissuto come una colpa).</p>



<p>Viene sperimentato troppo di frequente, fino a diventare l&#8217;emozione &#8220;guida&#8221;, che fa tenere in piedi rapporti disfunzionali perché il romperli equivarrebbe dare dispiacere a qualcuno.</p>



<p>E&#8217; eccessivo e blocca nella non-azione e si trasforma in rimuginio e autocritica feroce verso se stessi, impedendo di fatto sia una crescita personale, sia, appunto un andare verso l&#8217;altro con empatia e ritrovato rispetto.</p>



<p></p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini Psicologa e Psicoterapeuta in Vallecamonica e in Franciacorta </p>



<p>cell 348 1489841</p>



<p>e mail &#115;a&#110;d&#114;a&#x6d;a&#x67;n&#x6f;l&#x69;n&#x69;&#64;&#x67;m&#x61;i&#x6c;&#46;&#x63;o&#x6d;</p>



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<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="832" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa.jpg 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-300x195.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-1024x666.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-768x499.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/09/senso-di-colpa-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/linsospettabile-utilita-del-senso-di-colpa/">L&#8217;insospettabile utilità del senso di colpa.</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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		<title>Anna (11 anni): un caso di attacchi di panico</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/anna-11-anni-un-caso-di-attacchi-di-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Aug 2022 13:28:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna (nome di fantasia) è una ragazzina che frequenta la prima media. E&#8217; brava a scuola, un pò timida, fa danza classica da quando ha&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Anna (nome di fantasia) è una ragazzina che frequenta la prima media. E&#8217; brava a scuola, un pò timida, fa danza classica da quando ha 5 anni. I suoi genitori si rivolgono a me preoccupati in quanto la ragazza, da qualche tempo, a scuola ha dei momenti in cui dice di &#8220;non capire più niente&#8221;, di &#8220;andare in confusione&#8221;. Succede soprattutto quando ci sono verifiche, interrogazioni, ma anche quando ci sono momenti di lavoro destrutturato, dove non c&#8217;è un compito preciso e ben delineato da svolgere e dove il risultato del lavoro è frutto della creatività e dell&#8217;impegno del gruppo. </p>



<p>Purtroppo la classe in cui è capitata non ha dinamiche semplicissime. Ci sono state diverse occasioni in cui alcuni compagni hanno preso di mira altri, e, anche se la cosa non ha riguardato direttamente Anna, i genitori credono che la ragazza abbia paura che prima o poi toccherà a lei.</p>



<figure><img decoding="async" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia-1024x1024.png" alt=""/><figcaption><em>pensieri negativi, ansia e attacchi di panico</em></figcaption></figure>



<p>Dopo un primo incontro con i genitori, incontro Anna, che mi riferisce le seguenti informazioni:</p>



<p><strong>Quando ha &#8220;quei momenti&#8221; va completamente in confusione</strong>. Le capita anche di vedersi &#8220;dal di fuori&#8221;, come se fosse separata rispetto alla sua identità e al suo corpo, e questo la spaventa molto.</p>



<p><strong>Il cuore le batte in modo accelerato, le gira la testa</strong> e, quando si riprende, le rimane mal di testa</p>



<p><strong>Ha paura di fare brutta figura </strong>e non chiede aiuto a nessuno, cerca di &#8220;resistere&#8221; e di fare finta di niente ma alla fine scoppia a piangere e rimane turbata per molte ore. Non appena rientra a casa è quasi immediata la sensazione di sentirsi meglio.</p>



<p><strong>Sente gli stimoli dell&#8217;ambiente in maniera amplificata</strong>. Un fruscio di un foglio o la pressione della penna diventano particolarmente fastidiosi, quasi insopportabili.</p>



<p><strong>Si blocca e non &#8220;capisce più niente&#8221;</strong>. Ha preso brutti voti in materie in cui di solito andava bene. Dice che quando le capitano &#8220;quei momenti&#8221; non riesce a concentrarsi, perde l&#8217;attenzione e non riesce a portare a termine i compiti e le verifiche.</p>



<p>Durante i primi colloqui cerchiamo di capire cosa stia succedendo ad Anna. <strong>Attraverso delle domande specifiche arriviamo alla conclusione che si tratta di attacchi di panico</strong>. <strong>Parliamo di cosa è l&#8217;ansia, di cosa è il panico, del perché l&#8217;ansia si trasforma in panico</strong>. A questo punto Anna si tranquillizza perché si rende conto che &#8220;quei momenti&#8221; non sono altro che ansia un pò più forte del &#8220;normale&#8221; (attenzione, non voglio banalizzare l&#8217;esperienza degli attacchi di panico, che so essere davvero spiacevole). </p>



<p>Suggerisco quindi alla mamma di Anna di parlare con gli insegnanti per spiegare cosa sta vivendo in questo periodo la ragazza, in modo che loro la possano aiutare e possano capire che in alcune situazioni potrebbe aver bisogno di uscire dalla classe per andare in bagno, in attesa di ritrovare la tranquillità.</p>



<p>Per un periodo si è reso necessario sospendere le interrogazioni davanti alla classe (per un paio di mesi Anna è stata interrogata in un&#8217;aula separata dagli altri) perché quella era una situazione che, inizialmente, favoriva il verificarsi degli attacchi di panico. Infatti Anna pensava: &#8220;Ora tutti mi stanno guardando, e se si accorgono che sono ansiosa? Non posso fare brutta figura davanti a tutti. E se non mi ricordo niente? E se mi viene un attacco di panico e non capisco più niente?&#8221;. Ovviamente erano questi pensieri, che poi abbiamo smontato uno a uno puntualmente, a causare gli attacchi di panico. Dopo aver recuperato più razionalità è stato possibile riprendere normalmente le interrogazioni.</p>



<p>Nello stesso tempo ho insegnato ad Anna alcune &#8220;strategie&#8221; comportamentali. La prima è stata la respirazione diaframmatica  (vedi qui per un esempio <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uLWgPyF0sII" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=uLWgPyF0sII</a>).Questo è un modo di respirare &#8220;lento&#8221; e poco profondo, che consente di riportare ritmo del respiro e battito cardiaco rapidamente alla normalità. La seconda è stata chiedere di uscire (in accordo con gli insegnanti), andare in bagno e rinfrescarsi per poi rientrare, dopo 5/10 minuti, quando si fosse tranquillizzata. La terza è stata confidarsi con una/due compagne di classe (quelle più fidate) in modo da avere alleanza e comprensione da parte di qualcuno.</p>



<p>Arrivate a Giugno,  Anna stava già molto meglio, ora la attende a settembre la sfida di un nuovo anno scolastico, che, sono sicura, dal punto di vista dell&#8217;ansia, sarà un pò più semplice dello scorso.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/attacchi-di-panico-a-scuola-1024x600.jpg" alt="" class="wp-image-2033" width="834" height="488" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/attacchi-di-panico-a-scuola-1024x600.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/attacchi-di-panico-a-scuola-300x176.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/attacchi-di-panico-a-scuola-768x450.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/attacchi-di-panico-a-scuola-20x12.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/attacchi-di-panico-a-scuola.jpg 1280w" sizes="(max-width: 834px) 100vw, 834px" /><figcaption><em>attacchi di panico a scuola</em></figcaption></figure></div>


<p></p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini Psicologa e Psicoterapeuta in Vallecamonica e in Franciacorta</p>



<p>Tel 348 1489841</p>



<p>e mail &#x73;&#97;&#110;d&#x72;&#x61;&#109;a&#x67;&#x6e;&#111;li&#x6e;&#105;&#64;g&#x6d;&#x61;&#105;l&#x2e;&#x63;&#111;&#109;</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="1280" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia.png 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia-300x300.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia-1024x1024.png 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia-150x150.png 150w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia-768x768.png 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/08/pensieri-negativi-e-ansia-20x20.png 20w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/anna-11-anni-un-caso-di-attacchi-di-panico/">Anna (11 anni): un caso di attacchi di panico</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le cinque cause del comportamento oppositivo di tuo figlio</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/le-cinque-cause-del-comportamento-negativo-di-tuo-figlio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 16:46:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei un genitore di un bambino &#8220;difficile&#8221;, sai bene quanto sia duro mantenere la calma con lui/lei ed ottenere un miglioramento nei suoi comportamenti.&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se sei un genitore di un bambino &#8220;difficile&#8221;, sai bene quanto sia duro mantenere la calma con lui/lei ed ottenere un miglioramento nei suoi comportamenti.</p>



<p>Mi riferisco in particolare a comportamenti di tipo oppositivo, provocatorio, messi in atto da quei bambini che non ascoltano i richiami e le richieste dei genitori, che tendono ad evitare di fare ciò che dovrebbero fare, a disobbedire o a comportarsi in modo negativo, sia in casa che fuori (o più in un contesto piuttosto che in un altro).</p>



<p>Forse ti sarà capitato di chiederti perché tutto ciò accada. Magari hai due figli. Uno tende a comportarsi bene, ha un comportamento tendenzialmente corretto e ascolta ciò che gli dici. Risponde positivamente alle richieste ed è abbastanza adattabile. L&#8217;altro, al contrario, è disobbediente, spesso è alterato, arrabbiato. Facilmente si offende, è permaloso. E&#8217; impulsivo e, quando si arrabbia, può arrivare a rompere oggetti, a picchiare gli altri. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1949" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ti sari quindi chiesto perchè tutto questo accada. </p>



<p>Generalmente si individuano <strong>cinque cause del comportamento provocatorio nei bambini</strong>.</p>



<p>La prima è il <strong>temperamento del bambino</strong>. Ci sono bambini che fin dalla nascita sono particolarmente suscettibili. Ogni rumore li spaventa. Sono molto sensibili a ogni più piccolo cambiamento della routine quotidiana e tendono a reagire in maniera forte ed intensa agli stimoli fastidiosi. Hanno problemi nel ritmo sonno veglia e magari hanno difficoltà nell&#8217;alimentazione. Tendono a piangere molto e a calmarsi con difficoltà. Questi bambini sono sicuramente più difficili di altri. Crescendo, è possibile che mantengano per lo meno alcune tra queste caratteristiche comportamentali, diventando, di fatto, dei bambini con comportamento di tipo provocatorio. </p>



<p>La seconda è la <strong>presenza di altri disturbi in concomitanza</strong>. Ad esempio, bambini con deficit di attenzione e/o iperattivi oppure con un ritardo di tipo cognitivo, possono anche avere problemi legati al comportamento provocatorio. </p>



<p>La terza è il<strong> tipo di interazione che tipicamente si verifica tra </strong>te e tuo figlio. Se un bambino capisce che può avere la tua attenzione solo, o principalmente quando si comporta male, tenderà a mettere in atto quel comportamento negativo ancora e ancora. Ad esempio: tuo figlio vuole catturare la tua attenzione interrompendo il discorso che stai cercando di portare avanti con un&#8217;amica. Tu lo ignori sistematicamente ma ad un certo punto comincia ad urlare più forte. Per evitare una scenata decidi di dargli attenzione. In quel momento tuo figlio avrà imparato che si può saltare direttamente alle urla, per avere la tua attenzione. Oppure sei al supermercato con tua figlia. Di solito quando lei ti chiede la cioccolata non gliela compri, anche se lei fa un capriccio. Quel giorno però sei particolarmente stanco e lei è particolarmente insistente e capricciosa. Decidi di cedere e di comprargliela. A quel punto tua figlia avrà imparato che, insistendo tantissimo, prima o poi ce la farà a farti cedere e stai sicuro che lo farà.</p>



<p><strong>La quarta causa è rappresentata dalla tua personalità, dalle tue caratteristic</strong>he. Se la tua personalità è di tipo irascibile, ipereccitabile, reattivo, anche tu tenderai a scattare alla minima contrarietà, a rispondere in modo impulsivo a tuo figlio, innescando probabilmente una risposta speculare e simmetrica rispetto al comportamento che hai messo in atto. </p>



<p>La <strong>quinta causa è costituita da eventuali elementi stressanti presenti nel vostro ambiente di vita</strong>. Elenco qui i principali: </p>



<p>-relazioni coniugali: se sei un genitore single e non ha aiuti di nessun tipo per educare e crescere tuo figlio è più probabile che lui/lei sarà più aggressivo e oppositivo. Questo perché probabilmente sarai più nervoso/a e irritabile e sarà oggettivamente più difficile rapportarsi con lui. </p>



<p>Se sei il genitore che passa più tempo con il figlio, anche se l&#8217;altro genitore è presente, puoi essere comunque tu quello più sotto pressione. Inoltre tuo figlio tenderà automaticamente ad avere un comportamento peggiore con te, proprio perché passa molte ore della giornata in tua presenza. Per questa ragione l&#8217;altro genitore può avere una diversa percezione del problema, sottostimandone la portata. </p>



<p>In caso di disaccordo sulle modalità educative, un figlio particolarmente intelligente riuscirà a mettere i genitori l&#8217;uno contro l&#8217;altro, favorendo così lo sviluppo o il peggioramento di conflitti all&#8217;interno della coppia. </p>



<p>-problematiche personali: se tu stesso hai problemi personali di tipo psicologico o fisico, avrai più difficoltà a prenderti cura di un figlio con comportamenti di tipo oppositivo. </p>



<p>-problemi economici o di lavoro: tutto ciò che causa malessere in te si può riversare potenzialmente su tuo figlio. </p>



<p>Se ti trovi nella condizione di non riuscire a gestire i comportamenti negativi di tuo figlio puoi leggere <strong><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/educazione-dei-figli-meglio-lodi-o-castighi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a></strong>, oppure<strong><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/il-bambino-oppositivo-comprenderlo-aiutarlo-gestirlo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> qui</a></strong>. Se non dovesse bastare, puoi rivolgerti ad uno psicologo esperto nel trattamento di questo tipo di situazioni.</p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini, psicologa e psicoterapeuta a Provaglio d&#8217;Iseo in Franciacorta, provincia di Brescia e Piancogno, in Vallecamonica, provincia di Brescia.</p>



<p>Tel 348 1489841</p>



<p>e mail &#115;&#x61;&#110;&#x64;&#114;&#x61;&#109;&#x61;&#103;&#x6e;&#111;&#x6c;i&#x6e;i&#x40;g&#x6d;a&#x69;l&#x2e;c&#111;&#x6d;</p>



<p><a href="https://www.psicologavallecamonica.it/educazione-dei-figli-meglio-lodi-o-castighi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" title="https://www.psicologavallecamonica.it/educazione-dei-figli-meglio-lodi-o-castighi/"> </a></p>



<p></p>



<p></p>


<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="853" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato.jpg 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/05/bambino-arrabbiato-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/le-cinque-cause-del-comportamento-negativo-di-tuo-figlio/">Le cinque cause del comportamento oppositivo di tuo figlio</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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		<title>Quando sacrificarsi fa male.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/quando-sacrificarsi-fa-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2022 10:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dimensione del sacrificio è un qualcosa che ci viene insegnato fin da piccoli. E&#8217; importante sacrificarsi per un fine più grande e importante, per&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La dimensione del sacrificio è un qualcosa che ci viene insegnato fin da piccoli. E&#8217; importante sacrificarsi per un fine più grande e importante, per esempio quando si posticipa un&#8217;attività piacevole per studiare o finire dei compiti di scuola. Più avanti ci si può sacrificare per qualcuno che per noi è importante, ad esempio in amicizia. Poi, questo può avvenire anche in coppia. </p>



<p>Vorrei parlare quindi della <strong>dimensione del</strong> <strong>sacrificio nel rapporto di coppia</strong> e di come questa richieda la ricerca di un equilibrio costante per non far diventare la coppia troppo faticosa da sostenere da un lato (ad esempio quando uno dei due si sacrifica troppo per l&#8217;altro) o troppo disimpegnata dall&#8217;altro (nessuno dei due si coinvolge e è disposto a fare fatica per il benessere dell&#8217;altro e quindi della coppia). </p>



<p>Un caso tipico è quando in una coppia uno dei due porta dentro sé la convinzione &#8220;è importante che il mio compagno/a stia sempre bene, devo fare di tutto per farlo stare bene, non può assolutamente soffrire o trovarsi in difficoltà, io devo prodigarmi perché questo non avvenga&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/fatica-e-sacrificio-nel-rapporto-di-coppia-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1898" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/fatica-e-sacrificio-nel-rapporto-di-coppia-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/fatica-e-sacrificio-nel-rapporto-di-coppia-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/fatica-e-sacrificio-nel-rapporto-di-coppia-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/fatica-e-sacrificio-nel-rapporto-di-coppia-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/fatica-e-sacrificio-nel-rapporto-di-coppia.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Questo atteggiamento è molto rischioso per una serie di motivi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>può favorire atteggiamenti di eccessiva dipendenza del partner</strong> nei confronti di colui che si sacrifica. Il partner infatti potrebbe pensare che chi si sacrifica lo faccia volentieri, che sia giusto che lo faccia, finendo con l&#8217;aspettarsi sempre questo tipo di atteggiamento o magari anche con il pretenderlo. Di fatto il partner che non si sacrifica perde la sua capacità di essere un individuo autonomo e in grado di risolvere problemi da sé perché è l&#8217;altro/a, a tutti gli effetti, che si occupa della maggior parte delle incombenze e della risoluzione della maggior parte dei problemi.</li><li><strong>può impedire a chi si sacrifica di avere margini di libertà</strong>, importanti per ricaricarsi o staccare la spina. Se io penso che è più importante il benessere dell&#8217;altro, in qualche modo tenderò a privarmi di ciò che mi aiuta a stare bene, magari sentendomi in colpa quando prendo del tempo per me, perché questo ne sottrae all&#8217;altro. Alla lunga i bisogni insoddisfatti spingono in qualche modo per essere appagati e la loro negazione o prolungata insoddisfazione può generare rabbia verso il partner, con conseguente aumento dei sensi di colpa (&#8220;l&#8217;ho trattato male&#8221;) o del clima di coppia. Oppure può emergere rabbia verso se stessi con autocritica (&#8220;allora sono veramente un egoista, non dovrei pensare o  voler fare queste cose&#8221;).</li><li><strong>può innescare l&#8217;insorgere di problemi legati all&#8217;ansia o allo stress</strong>, che magari possono non essere immediatamente riconducibili alla dimensione del sacrificio. Ad esempio possono emergere disturbi d&#8217;ansia, oppure stati depressivi, determinati dalla sensazione di impotenza rispetto al momento che si sta vivendo, che però chi si sacrifica non collega immediatamente a questa situazione.</li><li><strong>può portare ad una grande distanza emotiva nella coppia</strong>. Il partner che si sacrifica finisce quasi per risultare invisibile all&#8217;altro nella sua reale personalità poiché molte delle sue energie sono spese per accontentare e compiacere l&#8217;altro. A volte il partner crede di conoscere la persona che si sacrifica ma in realtà molto spesso conosce prevalentemente ciò che risulta dalla relazione con lui/lei e non la parte riguardante le sue caratteristiche personali poiché queste ultime, per l&#8217;appunto, non vengono portate alla luce.</li></ul>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="883" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/sacrificio-divisione-dei-compiti-nel-raporto-di-coppia-1024x883.png" alt="" class="wp-image-1899" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/sacrificio-divisione-dei-compiti-nel-raporto-di-coppia-1024x883.png 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/sacrificio-divisione-dei-compiti-nel-raporto-di-coppia-300x259.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/sacrificio-divisione-dei-compiti-nel-raporto-di-coppia-768x662.png 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/sacrificio-divisione-dei-compiti-nel-raporto-di-coppia-20x17.png 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/03/sacrificio-divisione-dei-compiti-nel-raporto-di-coppia.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Quando sono presenti queste dinamiche, la cosa più importante è riconoscerle dentro di sé</strong>. Capire anche da dove hanno origine può essere importante. Spesso nell&#8217;infanzia si ritrovano situazioni simili che hanno coinvolto la persona che si sacrifica e un genitore, oppure alcune dinamiche nella coppia genitoriale che la persona ha poi riprodotto nella propria coppia, a volte in modo del tutto inconsapevole. </p>



<p>Il secondo passo è <strong>parlarne con il partner</strong>, spiegando come ci si sente e perché questa è una dinamica non funzionale al benessere della coppia.</p>



<p>Il terzo passo è <strong>rinegoziare spazi, confini e compiti, propri e dell&#8217;altro</strong>.</p>



<p>A volte questi passaggi possono richiedere un aiuto esterno perché la persona che si sacrifica potrebbe non essere pienamente consapevole dei meccanismi sottostanti alcuni problemi e potrebbe non coglierne la visione di insieme. </p>



<p>Ovviamente non si sta dicendo che in una certa parte il sacrificio non debba mettersi in atto in un rapporto di coppia, non potendo pensare che esista un rapporto a due soddisfacente portando sempre e solo avanti i propri interessi. Quello che è importante è trovare un equilibrio, cercando di non eccedere in senso assoluto da una parte oppure dall&#8217;altra.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini, Psicologa e Psicoterapeuta, Provaglio d&#8217;Iseo(BS) e Piancogno (BS)</p>



<p>Cell. 348 1489841</p>



<p>e mail &#115;&#x61;&#110;&#x64;r&#x61;m&#97;&#x67;&#110;&#x6f;&#108;&#x69;n&#x69;&#64;&#103;&#x6d;&#97;&#x69;l&#x2e;c&#x6f;&#x6d;</p>



<p></p>
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		<title>Ansia e sintomi fisici: la storia di Anna.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/ansia-e-sintomi-fisici-la-storia-di-anna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 09:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna (ogni elemento che possa rendere riconoscibile la persona è stato modificato) è una donna di 30 anni, single, che lavora come assistente alla poltrona&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Anna (ogni elemento che possa rendere riconoscibile la persona è stato modificato) è una donna di 30 anni, single, che lavora come assistente alla poltrona presso un dentista. Vive con i genitori anziani ma ancora in salute nel proprio paese di origine, ha molte amicizie, le piace camminare all&#8217;aria aperta e fare sport, in particolare il nuoto. </p>



<p>Da qualche mese però ha diverse preoccupazioni che riguardano alcuni sintomi fisici, che, quando si presentano, lei associa ad un imminente infarto. In particolare sente un fastidio al petto che non è sempre presente, ma solo in alcuni momenti della giornata, non tutti i giorni, ma con una frequenza variabile tra i due e i tre giorni a settimana. Alcune settimane sono libere da questo fastidio. Ha già fatto delle visite mediche che hanno escluso qualsiasi patologia di tipo significativo.</p>



<p>Però non si rassicura e pensa: &#8220;Se ci fosse qualcosa che non è stato visto? Se sta nascendo o peggiorando proprio ora, in questo momento, qualcosa che prima non avevo?&#8221;.  In quei momenti Anna si mette ad ascoltare moltissimo il suo corpo, e in particolare il sintomo. Lo analizza, nota se il fastidio si propaga in altre parti del corpo, cerca in internet moltissime informazioni che riguardano quel particolare sintomo e dalla ricerca emergono ipotesi anche molto gravi. Soprattutto Anna ritiene che il fastidio al petto sia il segnale di un infarto imminente. Su internet trova, immancabilmente, conferma, tra le varie ipotesi, anche a quella, gravissima, che lei ha proprio in mente. </p>



<p>Quando arriva in terapia ha anche, da alcune settimane, problemi di insonnia, perché i pensieri e le preoccupazioni non la abbandonano nemmeno di notte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-1024x663.png" alt="" class="wp-image-1854" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-1024x663.png 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-300x194.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-768x497.png 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici-20x13.png 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-e-sintomi-fisici.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vediamo quindi gli errori (ovviamente messi in atto in modo del tutto inconsapevole) di Anna:</p>



<p><strong>un primo errore è quello di attribuire il fastidio solo ed esclusivamente all&#8217;ipotesi peggiore</strong>. Paradossalmente, la ricerca in internet, che pure non esclude ipotesi meno gravi, per lei non ha alcun beneficio, perché l&#8217;idea di malattia grave che lei ha già nella mente trova conferma nell&#8217;elenco delle alternative a disposizione. </p>



<p>Un secondo errore discende direttamente da ciò che ho appena scritto. <strong>La ricerca in internet, fatta alla scopo di autorassicurarsi, non ha alcun effetto positivo</strong>, anzi, ha come conseguenza un aumento dell&#8217;ansia perché Anna pensa &#8220;se io ritengo che il mio fastidio possa essere dovuto ad un infarto e su internet lo ritrovo come possibilità, allora è proprio vero che può essere questo&#8221;. Dimenticando tutte le rassicurazioni mediche avute di persona durante le numerose visite effettuate.</p>



<p>Un terzo errore è l&#8217;ascoltare il sintomo per molto tempo. E&#8217; molto probabile, portando l&#8217;attenzione su una parte qualsiasi del corpo, anche non dolente, notare sensazioni, anche fastidiose, di cui fino a pochi secondi prima si ignorava l&#8217;esistenza. </p>



<p>Un ultimo errore è quello di escludere l&#8217;ansia o lo stress dalla rosa delle ipotesi relative a questo fastidio. </p>



<p>Infatti sappiamo che uno dei sintomi dell&#8217;ansia è proprio il dolore o fastidio al petto. Anna stessa ha ammesso di stare vivendo un periodo di forte stress al lavoro, quindi una possibilità era che quel fastidio potesse essere determinato da questo tipo di vissuto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-1852" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-1024x1024.png 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-300x300.png 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-150x150.png 150w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-768x768.png 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici-20x20.png 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2022/02/ansia-sintomi-fisici.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il lavoro terapeutico ha smontato alcune convinzioni di Anna</strong> del tipo &#8220;se penso a una malattia e poi la ritrovo scritta come una spiegazione possibile di un sintomo, allora quell&#8217;ipotesi diventa probabile&#8221;, ha riportato più alla luce un pensiero razionale (&#8220;se più medici hanno escluso malattie gravi, evidentemente ci sarà un motivo&#8221;, &#8220;se ogni volta che ho avvertito il sintomo questo fosse stata la spia di una malattia grave, ora dovrei essere quanto meno ricoverata in ospedale&#8221;), ha interrotto le ricerche infruttuose in internet.</p>



<p>Ora Anna sta meglio, ed è consapevole dei circoli viziosi in cui era incappata.</p>



<p>Se pensi che questo articolo possa aiutare qualcuno che conosci e che sta vivendo questa situazione, condividilo con lui. </p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini, Psicologa e Psicoterapeuta a Provaglio d&#8217;Iseo (BS) e a Piancogno (BS). </p>



<p>Cell 348 1489841</p>



<p>E mail: &#x73;&#97;&#x6e;&#x64;r&#x61;&#109;a&#x67;&#110;o&#x6c;&#105;&#x6e;&#x69;&#64;&#x67;&#109;a&#x69;&#108;&#46;&#x63;&#111;&#x6d;</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;accumulo eccessivo di oggetti</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/laccumulo-eccessivo-di-oggetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 13:38:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accumulo di oggetti è in parte il frutto di una società come la nostra, improntata sul consumismo e sulla creazione continua di nuovi bisogni. E&#8217;&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;accumulo di oggetti è in parte il frutto di una società come la nostra, improntata sul consumismo e sulla creazione continua di nuovi bisogni. E&#8217; perciò un&#8217;esperienza comune a tantissime persone il fatto di possedere più di quanto effettivamente si utilizzi. Ci sono casi però in cui gli oggetti che occupano la propria abitazione diventano oggettivamente troppi, interferiscono con lo svolgimento delle attività quotidiane e causano malessere e disagio significativi. Quando si supera quindi il limite tra il possedere molte cose e l&#8217;avere un vero e proprio problema di accumulo?</p>



<p>Un primo indicatore è la difficoltà a separarsi dai propri beni, anche quelli che non hanno un valore reale. <strong>Chi vive un forte disagio non riesce a gettare, regalare e nemmeno vendere oggetti che non utilizza più da anni</strong>, che non solo  stanno a prendere polvere in soffitta o in qualche scantinato ma invadono soprattutto gli spazi quotidiani.  Inoltre la conservazione degli oggetti è intenzionale. La persona vive con una forte ansia l&#8217;idea di separarsi dai propri oggetti, <strong>la cui conservazione interferisce con lo svolgimento delle normali attività quotidiane.</strong> Ad esempio, ci sono persone che accumulano oggetti nella doccia, rendendola inutilizzabile, o in cucina, non riuscendo più ad avere il giusto spazio per preparare i pasti.  Inoltre, spesso, il problema causa la compromissione delle relazioni sociali perché, ad esempio, non è più possibile invitare nessuno a casa, o perché manca lo spazio, o perché <strong>c&#8217;è un vissuto di vergogna</strong> nel farlo, o perché sono proprio gli altri che rifiutano di accedervi. </p>



<p>Alcune persone sono consapevoli di avere un problema in questo senso, mente altre ne negano l&#8217;esistenza e sembrano del tutto ignare della situazione in cui si trovano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1802" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quali sono le motivazioni che spingono una persona ad accumulare?</p>



<p>Una prima motivazione è rappresentata dalla<strong> paura di perdere informazioni importan</strong>ti. Ad esempio, qualcuno è restio a separarsi da vecchie riviste, che possono arrivare ad occupare anche parti importanti della casa, perché pensa che in esse siano contenute informazioni molto importanti, di cui si potrebbe avere bisogno un giorno, e di non riuscire più a recuperarle. </p>



<p>Una seconda motivazione è <strong>il &#8220;valore affettivo&#8221; degli oggetti</strong>. Una cosa donata da un parente, da un caro amico, &#8220;assorbe&#8221; il valore del legame affettivo e ne diventa il custode. Perde il suo significato di oggetto e ne acquista un altro. Da qui la difficoltà a separarsene.</p>



<p><strong>Paura di aver bisogno dell&#8217;oggetto in futuro</strong>. Molte persone con un problema di accumulo pensano &#8220;mi potrebbe servire&#8230;&#8221; &#8220;e se ne avessi bisogno e poi non ce l&#8217;ho più?&#8221;. E così conservano strumenti di lavoro, prodotti, oggetti di vario tipo magari utilizzati una sola volta in passato con la convinzione che potrebbero tornare utili in futuro.</p>



<p>Un&#8217;altra motivazione è<strong> il valore economico legato all&#8217;oggetto</strong>, per cui liberarsi dell&#8217;oggetto significa avere una perdita economica. Questo comportamento è in apparente contraddizione con una grande percentuale (80/90%) di persone con un problema di accumulo che, nonostante tutto, continua a comprare altri oggetti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="650" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-1024x650.jpg" alt="" class="wp-image-1806" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-1024x650.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-300x190.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-768x487.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Se hai un familiare o un amico che ha questo problema puoi:</p>



<p>ragionare con lui su quanto sta perdendo a causa del suo problema. Tempo, soldi, vita sociale sono le aree più sacrificate. </p>



<p>valorizzare ogni piccolo successo che riesce a compiere. Anche liberarsi di poche cose è un grande passo per la persona.</p>



<p>incoraggiarlo a cercare un aiuto specialistico per risolvere la situazione.</p>



<p></p>



<p>Dott.sa Sandra Magnolini -Psicologa e Psicoterapeuta a Provaglio d&#8217;Iseo (BS) e Piancogno (BS). </p>



<p>Cell 348 1489841</p>



<p>E mail: s&#97;&#x6e;&#x64;r&#97;&#x6d;&#x61;g&#110;&#111;&#x6c;&#x69;n&#105;&#x40;&#x67;m&#97;&#x69;&#x6c;&#46;&#99;&#111;&#x6d;</p>


<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="812" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2.jpg 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-300x190.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-1024x650.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-768x487.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/12/accumulo-2-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/laccumulo-eccessivo-di-oggetti/">L&#8217;accumulo eccessivo di oggetti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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		<title>La trappola delle pretese. Quando chiedere troppo agli altri è un problema.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/la-trappola-delle-pretese-quando-chiedere-troppo-agli-altri-e-un-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2021 18:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo abituati a considerare il chiedere poco agli altri, il mettere i propri bisogni in secondo piano per soddisfare quelli degli altri un problema. Ma&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Siamo abituati a considerare il chiedere poco agli altri, il mettere i propri bisogni in secondo piano per soddisfare quelli degli altri un problema. Ma c&#8217;è anche il caso opposto. </p>



<p><strong>Ci sono persone che mettono costantemente la soddisfazione dei propri bisogni avanti a tutto. Che non accettano limiti. Che non vogliono sentirsi dire dei &#8220;no&#8221;. Che pensano di essere al di sopra di ogni regola e che ciò che vale per gli altri non valga per loro.</strong></p>



<p>Se  ti riconosci in queste caratteristiche, o se le persone a te vicine ti fanno costantemente notare che le possiedi, potresti essere vittima della Trappola delle Pretese. Vediamo in cosa consiste:</p>



<p>essa riguarda la incapacità di accettare limiti realistici nella vita. Le persone con questa trappola si sentono speciali. Sentono di poter dire o fare tutto quello che desiderano. Non si curano delle conseguenze sugli altri dei propri comportamenti, né di quanta pazienza gli altri mettano in campo per tollerarli. Si tratta di persone con problemi di autodisciplina, che spesso faticano a portare a termine compiti noiosi o troppo impegnativi, che si arrabbiano se gli altri chiedono di fare cose che a loro non piacciono. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="660" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-1024x660.jpg" alt="" class="wp-image-1743" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-1024x660.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-300x193.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-768x495.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vediamo quindi una serie di comportamenti tipici delle persone con la trappola delle pretese, che potrebbero aiutarti a comprendere se la cosa ti riguarda ed eventualmente in che misura stai vivendo questa condizione:</p>



<p>fatica ad accettare i &#8220;no&#8221;</p>



<p>arrabbiarsi molto quando non si riesce ad ottenere ciò che si vuole</p>



<p>sentirsi una persona speciale che non dovrebbe accettare costrizioni</p>



<p>mettere i propri bisogni al primo posto</p>



<p>fare molta fatica a porsi dei limiti rispetto ad alcuni comportamenti nocivi (es. bere/mangiare/fumare in eccesso)</p>



<p>non riuscire a portare a termine compiti noiosi o ripetitivi</p>



<p>agire d&#8217;impulso e sull&#8217;onda delle emozioni</p>



<p>non riuscire a tollerare la frustrazione se non si riesce ad ottenere subito ciò che si vuole</p>



<p>esigere che gli altri si pieghino alla propria volontà</p>



<p>non riuscire a rinunciare ad una gratificazione immediata a favore del raggiungimento di un  obiettivo a medio/lungo termine</p>



<p>Esistono tre sottotipi di Trappola delle Pretese:</p>



<p>il primo sottotipo riguarda le <strong>pretese della persona viziata. </strong>Se hai questo tipo di trappola ti consideri una persona speciale, sei esigente e vuoi dominare sugli altri. Se non riesci ad ottenere dagli altri quello che vuoi reagisci con rabbia. Provi scarsa empatia e poco interesse verso i sentimenti degli altri, sei indifferente alle alle convenzioni sociali, credi che le conseguenze che valgono per la maggior parte delle persone, per te non valgano.</p>



<p>il secondo sottotipo riguarda le<strong> pretese della persona dipendente</strong>. Se hai questo tipo di trappola assumi il ruolo della persona dipendente e ti aspetti che gli altri si prendano cura totalmente di te. Non solo lo desideri, ma appunto, lo pretendi, lo consideri un diritto. Forse cerchi di fare di tutto per compiacere gli altri ma le tue pretese hanno origine dal fatto che ti senti debole e vulnerabile. Tu hai bisogno di aiuto e gli altri devono dartelo.</p>



<p>il terzo sottotipo di trappola riguarda l&#8217;<strong>impulsività.</strong> Se rientri in questo sottogruppo agisci senza pensarci sulla base dei tuoi desideri e delle tue emozioni. <strong>Manchi di autodisciplina e di organizzazione</strong>. Hai problemi a rinunciare a delle gratificazioni immediate in nome di vantaggi a medio e lungo termine. Potresti avere dei <strong>problemi nel controllo della rabbia</strong> ed essere autoindulgente riguardo ai danni che potresti creare con i tuoi comportamenti. Potresti avere problemi di dipendenza da alcool o sostanze o da qualche tipo di comportamento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/impulsivita-e-rabbia-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1737" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/impulsivita-e-rabbia-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/impulsivita-e-rabbia-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/impulsivita-e-rabbia-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/impulsivita-e-rabbia-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/impulsivita-e-rabbia.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quali possono essere le origini di questa trappola?</p>



<p><strong>Una prima ipotesi sull&#8217;origine di questa trappola è la possibilità di avere avuto dei genitori che non hanno messo limiti sufficienti. </strong>Forse, quindi, la tua famiglia ti ha coccolato e viziato, non dandoti regole, o dandone troppo poche, oppure non mettendoti di fronte alle conseguenze dei tuoi comportamenti. Non ti è stata insegnata la tolleranza alla frustrazione, ponendoti nella condizione di ottenere tutto ciò che desideravi senza offrire nulla in cambio. Forse non erano i tuoi genitori che controllavano te, ma, al contrario, eri tu che controllavi loro. </p>



<p>Oppure, una seconda ipotesi potrebbe essere che i tuoi genitori si occupavano di tutto. Risolvevano ogni cosa per te e ti toglievano ogni tipo di preoccupazione. Questo ha determinato in te la pretesa che tutto ciò ti spetti di diritto anche ora, da adulto.</p>



<p>Esistono anche altre possibilità sull&#8217;origine della trappola, ad esempio che tu sia cresciuto in una famiglia in cui non ti è stato dato sufficientemente amore e cura e, per compensazione, ora lo pretendi da chi vi circonda. </p>



<p>Se ti riconosci in quanto scritto finora, devi sapere che, per cambiare devi veramente volerlo e essere pronto ad un lungo percorso, che potrebbe richiedere anche l&#8217;aiuto di un esperto.</p>



<p>Queste sono le prime cose che, invece, puoi fare da solo:</p>



<p><strong>Fai un elenco di vantaggi e svantaggi</strong> legati alla non accettazione di limiti. Questo ti aiuterà a renderti conto della situazione in cui ti trovi e può aiutarti a trovare la motivazione necessaria per cambiare.</p>



<p><strong>Metti in discussione le giustificazioni</strong> a cui ricorri per non accettare dei limiti.</p>



<p><strong>Fai un elenco delle conseguenze</strong> dei tuoi comportamenti nella quotidianità.</p>



<p><strong>Chiedi un feedback</strong> a chi ti sta vicino.</p>



<p><strong>Cerca di capire quali sono le tue origini </strong>specifiche per la trappola.</p>



<p>Se hai problemi di autodisciplina <strong>fai un elenco dei compiti </strong>che non riesci a portare a termine a causa di questo problema, ordinali secondo una scala di difficoltà e <strong>inizia ad affrontarli</strong> partendo dai più semplici e procedendo verso i più difficili.</p>



<p>Se hai problemi nel controllo della rabbia cerca di allontanarti dalle situazioni prima che la tua rabbia d<strong>iventi esplosiva</strong>.</p>



<p>Se ti sembra di avere una forma di dipendenza dagli altri per cui senti che non puoi farcela da solo e pretendi l&#8217;aiuto degli altri, prepara un elenco di compiti che ti creano difficoltà e ordinali anche in questo caso secondo una scala di difficoltà. <strong>Procedi a fare da solo gradualmente</strong>, affrontando le cose che di solito fanno gli altri per voi.</p>



<p>Se ti sembra di non riuscire da solo, come detto sopra, contatta uno psicologo esperto nel trattamento di questo tipo di problematiche.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Dott.sa Sandra Magnolini Psicologa e Psicoterapeuta a Provaglio d&#8217;Iseo e Piancogno (BS)</p><p>Tel 348 1489841</p><p>e mail: &#115;&#97;&#x6e;d&#114;&#x61;&#x6d;a&#103;&#x6e;&#x6f;l&#105;&#x6e;&#x69;&#64;&#103;&#x6d;&#x61;i&#108;&#x2e;&#x63;o&#109;</p></blockquote>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>


<figure class="wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="825" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese.jpg 1280w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-300x193.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-1024x660.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-768x495.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2021/11/dipendenza-e-pretese-20x13.jpg 20w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it/la-trappola-delle-pretese-quando-chiedere-troppo-agli-altri-e-un-problema/">La trappola delle pretese. Quando chiedere troppo agli altri è un problema.</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.psicologavallecamonica.it">Magnolini dr.ssa Sandra</a>.</p>
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