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	<title>scuola &#8211; Magnolini dr.ssa Sandra</title>
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	<description>Psicologa psicoterapeuta Valcamonica</description>
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	<title>scuola &#8211; Magnolini dr.ssa Sandra</title>
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		<title>Quando riapriranno le scuole: consigli per gli insegnanti</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/quando-riapriranno-le-scuole-consigli-per-gli-insegnanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 09:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coronavirus e il periodo di lontananza dalla scuola possono aver creato difficoltà in alcuni alunni. Se sei un insegnante tienine conto e prova a leggere alcuni consigli che ti do nell'articolo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questo periodo di lontananza fisica dalla scuola i bambini stanno continuando a fare i compiti distanti dai loro insegnanti. Si tratta di una situazione nuova per tutti, che ovviamente avrà una sua conclusione e i bambini riprenderanno le loro solite attività. </p>



<p>Però in questo periodo di lontananza potranno essere successe alcune cose che avranno magari segnato un prima e un dopo per alcuni alunni. Vediamo in dettaglio. Alcuni bambini avranno vissuto relativamente con tranquillità la situazione. Avranno svolto i compiti regolarmente seguiti dai genitori o dai nonni. </p>



<p>Ma forse per qualcuno non sarà stato così. I compiti saranno stati svolti solo parzialmente e con difficoltà perchè magari i genitori saranno stati al lavoro e i nonni non in grado di seguirli adeguatamente. O magari i genitori avranno avuto altri figli più piccoli a cui badare. Il mio consiglio quindi è di prevedere un rientro soft. </p>



<p>In secondo luogo alcuni bambini avranno vissuto questo periodo in maniera difficile. Forse avranno avuto vicino a loro qualcuno che ha contratto il coronavirus, e avranno avuto paura di poter perdere quella persona e magari paura anche per loro stessi. Qualcuno avrà subito un lutto, purtroppo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1028" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/pencil-918449_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quindi, se sei un insegnante non aspettarti un rientro a scuola per forza di cose gioioso per tutti. Anzi, cerca di informarti per quanto possibile se qualche bambino ha vissuto la perdita di un familiare o qualche altra situazione spiacevole. </p>



<p>Ora prova a pensare a te stesso: magari hai vissuto questo periodo anche tu dovendoti occupare di qualcuno e hai dovuto comunque lavorare. Forse il tempo non suonava nello stesso modo di sempre e ti sei sentito strano, a terra, preoccupato. Ecco, pensa anche a te stesso. Non pretendere di tornare al lavoro e di dare subito il massimo. Ci vuole tempo per tutti per tornare alla normalità, per gli alunni ma anche per te.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/children-306607_1280-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1029" srcset="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/children-306607_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/children-306607_1280-300x200.jpg 300w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/children-306607_1280-768x512.jpg 768w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/children-306607_1280-20x13.jpg 20w, https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2020/03/children-306607_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quindi quando ripartirai puoi seguire questi suggerimenti:</p>



<p>Parti lentamente. Dedica un pò di tempo ad attività piacevoli e di gioco, anche all&#8217;aperto se possibile. </p>



<p>Permetti ai bambini di parlare di come hanno vissuto questo periodo. Informati se qualcuno ha vissuto situazioni particolari e difficili. Nel caso dedica a quel bambino/a delle attenzioni in più per farlo sentire maggiormente a suo agio.</p>



<p>Non sgridare o dare note a chi non è riuscito a completare i compiti. Tieni conto di tutte le variabili di cui sopra. </p>



<p>Confrontati con i colleghi rispetto al vissuto del rientro, non isolarti. Probabilmente scoprirai che tanti hanno le tue stesse difficoltà nel riprendere le varie attività. </p>



<p> </p>
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		<title>Un bambino che non sapeva socializzare con gli altri.</title>
		<link>https://www.psicologavallecamonica.it/quando-un-bambino-sta-meglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dr.ssa Sandra Magnolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 10:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[timidezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un percorso di consulenza psicologica deve avere risultati visibili. Non ci si può accontentare del fatto che &#8220;sembra che la persona stia meglio&#8221;, &#8220;mi sembra&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un percorso di consulenza psicologica deve avere risultati visibili. Non ci si può accontentare del fatto che &#8220;sembra che la persona stia meglio&#8221;, &#8220;mi sembra più sereno&#8221;. I risultati devono essere osservabili. Tanto più se si tratta di bambini.</p>
<div></div>
<p style="text-align: justify;">Ultimamente mi è capitato di seguire Matteo, un bambino di 8 anni (le informazioni che possono renderlo riconoscibile sono state eliminate) che aveva molta difficoltà nel socializzare con i compagni di classe. All&#8217;intervallo a scuola stava seduto da solo al suo banco e in più non voleva andare a giocare all&#8217;oratorio, si rifiutava di partecipare alla feste di compleanno e, in generale, non vedeva di buon occhio tutte le situazioni di interazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">I genitori erano piuttosto preoccupati perché, se sembrava che inizialmente Matteo fosse &#8220;sereno&#8221; in questa situazione, col passare del tempo anche gli altri compagni o amici, probabilmente pensando che lui preferisse starsene da solo, avevano iniziato ad escluderlo, e non gli chiedevano più se volesse partecipare a qualche gioco con loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo aveva iniziato quindi a soffrire molto di questa situazione perché si sentiva escluso e invisibile agli occhi degli altri bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ho iniziato a lavorare con Matteo, il primo passo è stato cercare di capire come vivesse lui la situazione e cosa lo spaventasse nell&#8217;idea di giocare con gli altri bambini. Tramite il colloquio è stato quindi possibile comprendere come alcuni giochi di tipo competitivo basati su abilità di tipo fisico a lui non piacessero mentre altri giochi più &#8220;tranquilli&#8221; come ad esempio giochi di società o giochi di carte fossero a lui più congeniali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema era che sia all&#8217;intervallo che fuori scuola, i giochi che facevano gli altri bambini erano più frequentemente giochi del primo tipo, cioè giochi di movimento e agilità.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo temeva molto il possibile rifiuto da parte degli altri cioè credeva che se avesse chiesto di poter giocare gli sarebbe stato risposto di no.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo passo è stato quindi di accogliere le emozioni del bambino, validarle e dimostragli che ero lì per comprenderlo e aiutarlo e non per sgridarlo o giudicarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo passati quindi a analizzare i suoi pensieri mettendoli alla prova. Abbiamo fatto finta di essere dei detective e di andare alla ricerca con una lente di ingradimento immaginaria delle prove della correttezza di questi pensieri concludendo che non c&#8217;era alcuna certezza del fatto che se avesse chiesto agli altri bambini di poter giocare questi avrebbero risposto negativamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo passo è stato individuare all&#8217;interno del gruppo classe quei compagni che solitamente non facevano giochi eccessivamente vivaci scoprendo che in effetti non tutti i bambini amassero correre o fare giochi di movimento e azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quarto passo è stato chiedere a Matteo di portare da casa un gioco di carte che a lui piacesse e che si potesse fare nel piccolo spazio dell&#8217;intervallo.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo ha acconsentito e ha portato da casa uno dei suoi giochi di carte preferiti e ha chiesto ad una compagna piuttosto simpatica e tranquilla se volesse giocare con lui. Con suo grande stupore la bambina ha acconsentito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben presto a questa compagna se ne sono aggiunti altri, accomunati dalla preferenza per giochi tranquilli e non fisici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;arco di qualche settimana l&#8217;intervallo ha cambiato aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<table style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a style="margin-left: auto; margin-right: auto;" href="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/02/p1100484.jpg"><img decoding="async" src="https://www.psicologavallecamonica.it/wp-content/uploads/2018/02/p1100484-300x225.jpg" width="640" height="480" border="0" data-original-height="225" data-original-width="300" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">Immagine da blogscuol2.wordpress.com</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ho quindi deciso, previo accordo con i genitori, di contattare una tra le insegnanti di Matteo che mi ha confermato che effettivamente, da un po&#8217; di tempo a quella parte, vedeva il bambino &#8220;più inserito&#8221; nel gruppo classe. Le ho quindi suggerito di rinforzare verbalmente il bambino (tramite lodi, incoraggiamenti e complimenti) ogni qualvolta l&#8217;avesse visto interagire con gli altri. Inoltre l&#8217;insegnante ha proposto di mettere come compagno di banco per Matteo un bambino solare ed estroverso in grado di coinvolgerlo e di comunicare con lui in una maniera diretta e positiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati alcuni mesi da quando vedo Matteo e devo dire che concretamente la situazione a scuola per lui è davvero cambiata con grande soddisfazione sua, dei suoi genitori e anche mia.</p>
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